Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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fece solenne professione il 20 no-vembre i 7 44.

Primi uffizii nella religione a luifurono l’insegnare umane lettereagli studenti del suo ordine in Ma-cerata; indi a due anni le insegnòpubblicamente per un lustro a Pi-sa , e per dieci anni a Milano. Intutto questo tempo si applicò al-la geografia , alla bibliografia , al-la storia sacra e profana ; attesealla fisica , all’ astronomia ; e ven-ne in cognizione de’ venerandiavanzi dell’antichità. E con talistudii si onorò molto in quelle ra-gunate, che si tennero alle acca-demie , di cui ci faremo tosto aparlare.

A molti letterati fu in pregio ,da molte accademie fu richiesto;e fu onorato dell’amicizia dell’a-bate Quadrio , col cui aiuto com-pose la Storia della Valtellina ; edtl conte Gian Rinaldo Carli, chedel suo nome intitolò un opuscolosu la mira della Podagra.

La riputazione da lui acquistataper gli studii, di cui siamo iti ra-gionando, lo trasse pure nell’am-mirazione de’ suoi religiosi , ebestimandolo acconcio a’più difficiliassunti, gli diedero carico di ordi-nare la loro Biblioteca, e la copio-sa raccolta di manoscritti di raris-sima antichità , o di squisito lavo-ro, eh’ erano lasciati a infracidire,quasi merce vilissima, in San Bar-naba. Chegiovcrebbeil tesoro del-le dottrine lasciateci da’nostri buo-ni maggiori , se non fosse conser-vato colla più diligente cura? On-d’ è che dovremo lodare e ringra-ziare eternamente lui, che a risto-rare la biblioteca , a riporre i ma-noscritti, ad abolire ogni vestigiodi disordine, non perdonò nè a cu-re, nè a pensieri, nè a fatiche. Epar maraviglia che un sol uomosenza l’aiuto di chicchessia abbiapotuto da sè in poco volgere ditempo compiere un tanto lavoro ,che sarà un monumento perpetuo

del suo genio, del suo buon gusto,della sua dottrina.

Dopo un tal lavoro fu fermatoda’suoi superiori, eh’ei dovesseintendere alla continuazione de-gli annali dell’ordine, che peropera del padre Barelli erano sta-ti condotti sino al 1764 ; ma qualche si fosse la cagione , fu di luialtramente disposto ; imperoc-ché la state del 1764 dovette re-carsi ad Udine in qualità di Pre-posto , e poco dopo di accade-mico del nobil convitto della gio-ventù. Provvido consiglio fu quel-lo di proporlo a quest’ ultima ca-rica ; perchè s’incuorò di solleva-re f Accademia già volta in bas-so , e di nuove leggi rinforzarla.Egli ne ideava tutt’ i componimen-ti, e additava le tracce onde i gio-vani non ismarrissero nella diffici-le quanto amena carriera delle let-tere: a dir breve egli ne dava tuttigli abbozzi, ne’quali si scuoprivala vastità del sapere, la feconditàdell’ingegno, la facilità dello scri-vere, una certa sua originalità dipensare, grandi vedute, lumi vivid’ingegno. E a lode del vero deg-ginmo qui confessare, ch’egli sidimostrava più atto a dirigere lamente de’giovani, che non a com-porre di perse, imperocché la suadicitura piana e scorrevole non eraadorna di quelle grazie, che sonovenute in tanto onore. In latinoperò, non per ostentazione di quel-le lettere, nelle quali avea concet-to di non mediocre perizia, fu fe-lice e terso: esempio ne sieno lesue elegie e i suoi epigrammi,che sono tenuti in sommo pregio.A’ recitamenti poetici usò talora ilCortenovis di frammettere dialo-ghi in prosa, siccome fece in quel-l’anno, in cui vestila porpora deicardinali il celebre Gerdil , granfilosofo cristiano, delle cui ope-re poi fece un estratto ben ragio-nato.

Fu socio dell’ accademia della