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[Volume terzo e volume quatro.]
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esserne inscenatore. Nel giugnodel 1800 venne a Torino, indi aMilano : dove dettò versi in grannumero, e strinse amicizia conquelli che erano in voce di poeti.Ebbe sua parte nella contesa delGianui col Monti: posto negli of-ficii della guerra volgeva in ita-liano le leggi militari di Francia,quando per dannata libertà di par-lare e di scrivere fu fatto rinchiu-dere in un castello, poi relegato a.Bologna : liberatosi per gli ufficidi Nicolò Tul iani suo cognato ri-parò a Firenze, dove studiando lalingua sui codici e sulle bocchedel popolo, prese a scrivere ungiornale, in cui dicesi avesse com-pagni il Cuoco, il Monti ed ilPerticari. Ripatriò nel 1802, e do-po quattro anni fu a Napoli, don-de gli convenne restituirsi a casaper succedere al padre come regiogovernatore. Ma caduto in accessidi malinconia, ne’quali scrisse deiversi (che sono forse il meglio ditanti suoi ) tornò a Napoli, dovedettò elogi<!’ uomini illustri e poe-sie. Fu ascritto all’accademia pon-taniana; ma poco mancò, che nel-le convulsioni del 181 5 e 1820 no»minasse. Del 1821 mortogli il pa-dre, si ridusse a ca6a, e si piacqueistruire alquanti giovani: gli stes-si moderatori del seminario pen-savano fidargli l’insejjnamento del-1 eloquenza ; ma la morte lo colseil 26 settembre i 823 : col piantodei congiunti e de’coueittadini eb-be tomba nella cappellagentiliziadi s. Martino. Bassa statura, occhipiccoli, naso inclinato all’ingiù.,barba nò folta nè lunga, che benpresto imbianchì come la chioma,che lunga ed incolta coprivagli lafronte, nulla curante dell’ orna-mento della persona : piacevole efaceto nel conversale, fu però tra-vagliato quasi per tutta la vita daun riscaldamento di fantasia, talche sovente strani discorsi tenevaagli amici j annunciando loro la

vicina sua morte : fino temeva non

11 capo gli si fosse staccato dal bu-sto, ed ora coll’una mano or col-l’altra andavalo sostenendo. Quan-to alle sue opere, fu dall’ umoremelanconico portato alla satira,come si vide singolarmente nellestanze contro i poeti napoletani dique’ giorni. Non eurò troppo lecose sue ; perchè molte andaronosmarrite : in prosa volgare il librodelle leggi, e più orazioni di Ci-cerone, le istorie di Sallustio, eparecchie novelle in versi, oltre letraduzioni dell’ Ambra di Polizia-no, della Pulzella in ottave, delleOdi di Orazio in varii metri, e dialcune tragedie francesi , un poe-ma sulla volgare poesia, in versisciolti, canzoni e odi, essendoviperò qualche cosa alle stampe, mas-sime per la guerra del Gianni colMonti . In prosa rimangono glielogi storici pubblicati dal Gerva-si, un trattatalo sulle leggi delle

12 tavole, sulla legislazione degliantichi greci, incompleto , un di-scorso sulla volgare poesia, un pro-spetto della storia universale pub-blicato dal Nobile Jnel i8t8, duestorie recate dal fra ncese in italia-no pubblicate dallo stesso , alcunenovelle scritte nel 1822 , un ri-stretto della storia di Napoli (cheuno straniero pubblicò fuori delregno ), un trattato di eloquenzabello di esempli de’ classici latinie italiani. Alcune poesie uscironopostume in Napoli nel 1 833 conla vita innanzi scritta da NicolaUngaro (i).

D. Vaccouni.

CORTENOVIS (Angelo Ma-ria), nacque in Bergamo il primomarzo 1727. Era ancor giovinetto,quando fu accolto in Monza fra’cherici regolari di S. Paolo: quivi

( 1 ) Giorn. Arcati. Tom. Lì'lli

Sa.j.