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[Volume terzo e volume quatro.]
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infinita sua erudizione, del suo ge-nio e del suo sapere ; e una sicuraguida per quelli che alla scienzadelle parole , del loro significato ,del loro senso proprio e figurato ,delle loro costruzioni, delle formee delle circonlocuzioni, intendono.E opera, di cui la nazione Italianasi può giovare.

Benedetto XIV, uomo di eleva-ti spiriti, con onorevolissimi brevigliene rendette le dovute beneme-renze.

L’accademia della Crusca lo ac-colse tra’ suoi soci ; e per impulsodella medesima l’anno 1^52 diedealla luce il suo Decamerone, ossiaTrattato di eloquenza Toscana ,in cui si ammira una vasta erudi-zione, una indicibile finezza e di-gnità di concetti , copia , purità ,grazia e naturalezza di stile. Posemano a uu’opera filosofica intito-lata : Della cristiana perfezionenella idea e nella pratica; ma lamal ferma salute non gli permisedi condurla a fine.

Fu per ao anni e più peniten-ziere nella metropolitana di Bolo-gna . Mancò a’ vivi il 5 gennaioi -j 58 nell’età di anni 68, compian-to da tutti.

Giuseppe Maria BozoiJ.

BRAMI (Luigi), nacque di Giu-seppe in S. Sofia, luogo di Tosca-na: fu condotto da fanciullo in unaterra chiamata Bibbiena, dove a-veva una zia, e l’avolo e 1’ ava : evi fece i primi studi sino alla re-torica. Di sedici anni e mezzo ven-ne a Città di Castello per farsi piuinnanzi nel sapere, e, come diceegli stesso scherzando in un suomanoscritto dettato nel 1798:

Là ttC acquistai cotal riputazione

Con qualche magra composizione tChe mi fecer maestro delia Prima,

Benché poco sapessi in prosa e in rima*

Indi fu chiamato rettore in quelcollegio e seminario ; e quantua-Vou. IV.

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que da monsignor Spiridione Be-rioli, arcivescovo d’Urbino, fosseinvitato e da altri, si rimase retto-re rinunciò anche il beneficio diCanoscia, che aveva avuto per no-mina del conte Giuseppe Berioli,e questo fece per dedicarsi tuttoalla istruzione de’giovani : ma ditante sue fatiche scolastiche, du-rate anni 22 , non trovando ivibuoni compensi, dopo un soggior-no di anni 5 o passò a Panicale:dove fu paroco ed arciprete circag anni. Ito a Roma ebbe speranzeai premi ; ma i frutti non rispon-dendo ai fiori, gli bisognò conten-tarsi di venire a Chiusi arcipretedi quella cattedrale. Quivi morì dicolpo apopletico in età di anni G 5giorni 6 il dì 29 novembre 1817 ,lasciando il suo nome in benedi-zione per chiarezza di dottrina esantità di costumi. Chi volesse sa-pere, più innanzi, legga questo so-netto, che sendo poco contento aPanicale scriveva egli stesso neli 8 o 5 a Quirino Candelari: ne ab-biamo avuto copia da’ suo^ mano-scritti :

Quirin , tu vuoi saper qual io mi sia :

Son alto di statura e grasso e grosso ;

Ho vivi gli occhi, il viso or bianco or rosso ,E cangio spesso cCì fis onorala.

Amo di stare allegro in compagnia :

J S T on voglio guai ? nè seccature addosso ;

3Ia talvolta nC annuvolo e non possoNeppur parlare per f ipocondria.

Amico delt amico, impegnereiLa camicia per fare altrui servizio :

E non van troppo bene i fatti miei.

Molto cervello ho in zucca e poco sale zSe avessi un pocolino di giudizio,

Non morirei dì fame a Panicale.

In un altro sonetto di lui, tro-viamo, come da natura fu portatoa far versi, e come singolarmentesi diede a traslatare nell’ idiomanostro le odi del Venosiuoj pe-rocché dice così :

Tentai far nostro il Venosin cantore :

Seguii' da senno, e cominciai per gioco

E' opraj che rickiedea plettro migliore.

In quella versione per altro riu-scì di maniera, che tra quattordici25