della R. giurisdizione, carica im-portante, che prima esercitavasidal consiglio collaterale, e che perle insorte controversie tra ’l ponte-fice Clemente XI e l’imperatoreCarlo VI venne conferita al ducaArgento. In tali cariche egli si di-portò sempre con sommo zelo edincorrotta giustizia, nè fu mài vin-to da stolta vanità. Fu sommamen-te accetto al regnante Carlo VI,che si avvalse sempre de’suoi con-sigli, ed al pontefice BenedettoXIII. Assalito da colpo di apople-sia fini di vivere nel dì 3 i maggioi^ 5 o in età di anni 68 mesi 5 egiorni 3 . Lasciò una unica figliuo-la per nome Margherita, maritatapoi col principe di Melissano Fran-cesco Caracciolo, procreata conB. Costanza Mirelli de’ principi diTeora. Magnifici funerali gli fu-rono celebrati nella chiesa di S.Giovanni a Carbonara ove fu se-polto, e vi recitò la funebre orazio-ne il cel. P. Bernardo Giacchi cap-puccino, ed una magnifica raccol-ta poliglotta fu pubblicata per talmorte, ove fu impressa anche unaorazione in lingua cinese. Nelladetta chiesa esiste tuttavia unmausoleo dell’Argento con dottaepigrafe. Le opere pubblicate dalmedesimo sono le seguenti: Rela-zione delle feste celebrale in Co-senza nelle nozze di Carlo II. Co-senza 1680, 8. senza nome. De rebeneficiaria, Dissertationes tres,Neap. 1707, 4 - Un editto di CarloVI col quale volle provvedere chei heneficii ecclesiastici si dovesserodare a’soli nazionali, gli diede oc-casione di scrivere queste tre Dis-sertazioni con le quali sostenne: 1.Beneficiarios omnes in sua quem-que ecclesia assidue insisteredebere; 2. Alietiigenas ab sacer-dotiis arcendos. 3 . Jus esse prin-cipi, tarn prò tutela sacrorum sibitradita, tam ex oeconomica pote-state de beneficiis leges ferre op-portuna *t eorumque fruclus apud
sequestrem deponere. Tra le alle-gazioni da lui pubblicate , vi èquella, che ha per titolo : Ragionidel Principe di Avellino, e colle-gio di Napoli contro il collegiode'medici di Salerno, fol., ove dàmolte belle notizie dì questi dueluoghi. Lasciò inoltre un gran nu-mero di Consulte specialmente permaterie giurisdizionali, che si con-servano in molte private bibliote-che inedite.
MiRCHESE OI VlHABOSA.
MOLINA (Giovanni), nacqueil 24 giugno i 7 4 o al Chili pressoTalea di nobile ed agiata famiglia,ed a’ sei anni orfano del padre ri-mase in cura alla madre, la qualesecondando la propensione di luiallo studio, singolarmente dellenaturali scienze, lo mandò allescuole primarie della Concezione.A’ 16 anni venne al collegio deigesuiti a S. Jago, capitale del Chi-li, e dopo due anni di noviziatoprofessò : e passò a Bocalemo in al-tro collegio per dar opera allo stu-dio di umane lettere. La vicinanzadel mare ed una copiosa bibliote-ca furongli occasione di crescerenell’ amore delle scienze naturalie nell’erudizione. Tornò a S. Jagoa compiervi gli studi, e di soli ven-ti anni fu bibliotecario del colle-gio , avendo cognizione delle lin-gue italiana, greca, latina, franceseespagnuola: cognizione, che erasiin gran parte procacciata da sèmedesimo. Meglio che la filosofiadelle scuole gustò quella di Carte-sio e di Newton, e preferì 1 ’ opi-nione di Eulero circa la diffusionedella luce. Caduta la compagnia ,egli nel febbraio del 1367 imbar-catosi venne esulando in Imola,dove rimase più di quattro anni,e vi fu ordinato sacerdote- Nel1774 fermò sua stanza in Bologna,che per ben undici lustri gli fi»patria d’amore : ed egli per più di4o anni aperta scuola privata fu