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[Volume terzo e volume quatro.]
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JljO

ai giovanetti pili padre che mae-stro. Nel 181 5 la morte di un suopronipote lo rese padrone di pin-gue eredità, della quale disposecol fondare una pubblica bibliote-ca nella città di Talea. Del 1823senti il peso degli anni, e fu quin-di soggetto a due gravi malattie,dalle quali campò per cura dell’a-mico suo dottor Pistorini. Ma in-debolito ognora più di forze, fupreso da lenta febbre sul cadere diagosto del 1829, e il 12 settembrealle otto della sera passò tra i con-forti della religione, di cui fu os-servantissimo. Gli si attribuisce unCompendio di storia geograficanaturale e civile del Chili, uscitoin Bologna nel 1776, quasi segna-le delle due opere, che egli poidiede, l’una riguardante la StoriaNaturale del Chili, l’altra la Ci-vile, Bologna 1781, un voi. in 8 ,1787 un voi. in 8. I suoi discepoliriconoscenti gli porsero il modosingolarmente di ristampare nel1810 la Storia Naturale del Chiliampliata di molte osservazioni;non che di conseguire un annuoassegnamento, ed il titolo di mem-bro pensionario dell’istituto italia-no. Sono pregiati alcuni Opuscolidi lui , ne’quali appare sempre ildiritto giudizio ed il tesoro di co-gnizioni, di che era fornito. Il suonome e la memoria delle sue vir-tù durano e dureranno nel bel pae-se , e fuori ; dacché i suoi Saggisull’ Istoria del Chili furono tra-dotti in lingua spagnuola, france-se e tedesca, come nota il Cavalie-re nell’ opera , che ha per titolo:Biblioth. Script. Soc. J. Supple-mento, Supplementuni Alterum ,Romae 1816, pag. 117.

D. V.vcconsi.

CÀFARO (Pasquale ), nacquenella terra di S. Pietro in Galatina,provincia di Lecce, nel dì 8 feb-bràio 1708.1 gènitori di lui di con-dizione civile scorgendo che ayea

sortito un’ottima indole, e pene-trante ingegno, lo fecero istruiràda ottimi precettori co’ quali mol-to profittò. Di anni 18 si condussein Napoli, e con disinteressata o-spitalità fu accolto dal marcheseOdierna, che ne prese tutta lacura secondando la volontà del gio-vane Cafaro deciso allora d’ intra-prendere la spinosa strada del foro.Ma avvedutosi che seguendo que-sta non poteva goder quella tran-quillità che gli era a cuore , e di-sposto alle impressioni del belloche producono le arti liberali, pre-ferì fra queste la musica. Fattapalese agli ospiti suoi la novellarisoluzione, di volersi cioè dedi-care all’arte armonica, fu da quel-li in tutto approvata. Entrò dun-que per alunno nel conservatoriodetto della Pietà, uno de’quattrostabilimenti così detti ove insegna-vasi in Napoli in que’tempi la mu-sica. Ivi ebbe a maestro il celebresuo conterraneo Leonardo Leo, chescorgendo il raro talento del Cata-ro lo istruì con tutta Ì’ assiduitànon solo per farlo divenire ottimocompositore , ma per addestrarloall’arte di suonare a quattro partida pochissimi posseduta. Per anni12 continuò ad istruirsi nella scien-za armonica, ed uscito dal conser-vatorio, acquistò molti discepoli ri-tornando presso gli antichi suoiospiti, che lo ricevettero con 1’ i-stessa amorevolezza. Essendo nel1744 trapassato Leo, Cafaro fuscelto per maestro del conservato-rio, e sotto la sua scorta, si erudi-rono Tritta, Bianchi, e Tarchi,ed altri valenti compositori di mu-sica, a’quali Cafaro propose di stu-diare su le cantate di Scarlatti perapprendere con esattezza le rego-le del contrappunto. Niente incli-nato a comporre musiche teatralibuffe, si dedicò alle serie, è la pri-ma molto applaudita fu La disfai ■ta di Dario rappresentata nel 1756nel R. teatro di S. Carlo. Compose