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altro studio, si piacque. Nel suouffizio gli vennero recati alle ma-ni gli archivi pubblici, ed egline approfittò svolgendo, con buongusto e accorto discernimento, daquell’ enorme ammasso di docu-menti, tutto che potea tornare u-tile a comporre una storia di Fer-rara, la quale per avventura è rie-teita la più ragionata e la più ac-creditata di (filante altre abbianoinsino qui veduta la luce. Penetrònella oscurità della prima originedi Ferrara , e scuoprì. e pose itichiaro tutto eh’ ara ravviluppatoprima nelle tenebre, e con sì evi-denti ragioni da non potere piùessere revocato in dubbio.
Questo lavoro bastò a portarlo anotizia de’ primi eruditi de’ suoitempi, e tenne una continua cor-rispondenza col celebre abate Ti-raboschi, bibliotecario di Modena,sopra le patrie erudizioni, che sipoteano trarre da quella bibliote-ca, una delle pili antiche d’Italia,e la sola che potesse dar notiziecerte intorno alle cose patrie diFerrara. Quattro votomi di questastoria egli pubblicò sotto il titolodi 71 Temone per la storia di Fer-rara , che trattario dalla sua origi-ne sino al i 5 j) 8 , cioè insino all’e-poca della devoluzione del ducatodi Ferrara alta 8ede Pontificia.
Lasciò inedito il quinto volumepresso i suoi eredi.
Egli pubblicò inoltre le seguen-ti opere:
1. Storia della famiglia Bevi-lacqua di Ferrara.
2. Una guida de ’ forestieri perFerrara.
5 . Relazione de' dite passaggiper Ferrara di papa Pio VI de ’ 9marzo , e 20 maggio 1582.
4 - Un ditirambo intitolalo la Sa-lameide.
5 . Altro ditirambo intitolato il¥egli oue.
Morì il 28 settembre 1800.
Giuseppe M. Bozon.
TUMIATt (Giovamni), nariqqdil 10 aprile dell’anno i^Gt diPaolo, e di Anna dal Passo in Co-logna , villaggio del Ferrarese.Avuti i primi rudimenti, che so-no proprii dell’ età fanciullesca,spiegò tosto una natura facile einclinata agli studii. Egli è per-ciò, che i genitori di lui lo man-darono a Ferrara per essere quivinel miglior modo educato, racco-mandandolo alle cure di don Do-menico Tumiati suo zio, religio-so colto e pio. Sortito dalle noiegrammaticali, e superate le spi-nose difficoltà delle lingue, soliteoccupazioni moleste della teneraetà, diessi a coltivare le amenelettere ; indi passò alle filosofichediscipline ed ebbe a maestro l’a-bate Francesco Corbi di chiaronome, setto il quale si procacciòricchissima suppellettile di astru-sissime cognizioni, e s’instruì intutto chei di misterioso si ascondenelle ingegnosissime teorie deiCartesii, do’ Newton e dei Lcib-nizii. Con tali studii gli si svol-sero cjue* semi naturali, che sonoin noi nascosi, e che gli addita-ron la via, cui egli dovea percor-rere. Il perchè si applicò alle mec-caniche discipline, alle quali eraegregiamente disposto, e iusiemealla medica facoltà. Studiò adden-tro questa scienza difficilissimasotto de’ più valenti professoriche fossero nel patrio Ginnasio.Giovanotto sacrificava alla suacuriosità quanti animali gli ve-rnano alle mani, e portato dal ge-nio di studiar la natura, spendeale sue ore d’ozio ne’ teatri anato-mici e nella sezione de’ cadaveri.Le sue delizie erano que’ celebriautori, che trattano della struttu-ra dell’ uman corpo, l’anatomia,scienza creata dagli Italiani, cuidettero tanta celebrità un Iiedi,che n’ è riputato l’inventore, unMorgagni, un Cotunio, un Masca-gni, e l’immortale Scarpa. Nelle