Anatomiche speculazioni ebbe aprecettore il professore Giovan-ni Bononi, nel medicare LorenzoLeati, Petronio Zecchini, nominidi molta dottrina, che lo ebbonoin grande amore, e gli furono lar-ghi d’istruzione e di consigli. Enon furono gli accennati i soliche gli fossero maestri: ebbe an-cora il professore Pietro Folcilianatomico, e il dottor GiovanniBattista Zanetti professore di fi-siologia, uomini coltissimi, e de}-le cose che insegnavano intenden-tissimi. Compiuti i suoi studii,assunse la laurea dottorale, ed en-trò negli spedali a fare quella pra-tica, eh’è indispensabile, oltre lateorica, per riescire buon medicoe buon chirurgo. A non moltodopo ebbe una condotta medicaal ponte Lago Scuro, ove dimoròper ben sette anni, esercitandovila sua professione da quelyalentpch’egli era. La fauna delia sua pe-rizia nell’arte non potea non dif-fondersi. Egli è pcrcùò che fu ri-chiesto a professore nella univer-sità di Padova, centro di uominiinsigni e famosi ; ma fa carità delpatrio suolo potè tanto in lui, cheaccettò in quella vece l’incaricodi professore straordinario e let-tore di anatomia, che gli ven-ne offerto contemporaneamente econferito con diploma il 5 i ago-sto del 1790, cattedra che fu eret-ta per assenso deH’eminentissimo.cardinale Zelada, il quale veglia-va al bene della ferrarese univer-sità. Nè contento di ciò volle IoZelada, che si aprisse un gabinet-to anatomico, è che al Tumiatifosse affidato. L’ unire le ossa conquell’ ordine e quella simmetrìache furono dalla natura disposti,il delineare con esattezza e de-scrivere con chiarezza i muscoli,i vasi, i nervi, i visceri, assegnan-do a ciascuna parte e nome e luo-go ed ufficio, furono le cose, cuijnjte$e con indicibile sollecitudi-
ne, ed a sommo vantaggio de’ suoialunni. 11 i 5 marzo dell'anno179/j fu eletto a professore ordi-nario, e questo fu »n provvidoconsiglio, imperocché i giovaniinvaghiti di seguir le sue tracceebbono agio di farlo a gran pro-fitto loro e della languente uma-nità. Pel lungo volgere di ventianni esercitò il gelosissimo im-piego di settor de’cadaveri neglispedali, e con tanta perìzia choi più destri ne rimasero attoniti,e con tanta cautela che niente nepatisse, anche in mezzo della piùsfrenata militare licenza, la mo-destia, 1 ’ onestà, il buon costume.Era poi upa maraviglia il veder-lo girare intorno agl’infermi. Confilosofico sguardo penetratore in-terrogava i pazienti, ne osservavai movimenti, le smanie, gli ane-liti, il vario color delle faccie, ilvibrar diverso dell’arteria, i sinrtomi tutti del male, e con rime-dii giudicati i pili opportuni, poicol lerro, poi coll’arte tentavaogni via di ristabilirli nella pri-miera sanità. Per lui non v’eraora, non momento, in cui dir sipotesse eh’ egli fosse libero dal-le mediche cure, e questo già nonfacea per amor di guadagno, mabensì per una inclinazione natu-rale di un cuor bennato, per l’a-more che portava all’ inferma perricolante umanità. Fu ben da do-lere, che questo valente medico,questo uomo dabbene mancassea’ vivi nel fior degli anni ; impe-rocché appena aggiunce il qua-rantesimo terzo anno di sua età,che g|i fu tronca la vita. Se n’an-dasse dolente la patria non è adirsi. La sua perdita fu sentitacome danno pubblico, fu com-pianta da tutti, e lamentata assaieia quelli, eh’ ebbero con lui con-suetudine di vita, da coloro chehanno in pregio la virtù. Un Gal-vani in Padova, uno Scarpa iqPavia, un Atti fa Bologna, uq