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[Volume terzo e volume quatro.]
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apparecchiarvisi. Trascorso uhanno si trasferì a Genova, indi aGartagena nel 1^55, dove giunsefelicemente : e da quivi dopo unmese a Panama, poi n Quito. ATacunga terminò il suo novizia-to, e pronunziati i voti solenni,tornò a Quito per terminare glistudii di teologia morale e scola-stica, delle quali sostenne esamepubblico con sommo onore. Nonpertanto in unione alla scienzadivina, studiava con somma ala-crità umane discipline, e messosiad apparare la lingua spagnuola,l’apprese per tal modo, che det-tandovi poesie, sebbene non an-cora provetto, nondimeno nelloaccademie vinceva tutti. Insegnòper un anno gramatica, poi teo-logia morale. Accrebbe la biblio-teca di cui era stato fatto custodecon libri d’ogni disciplina, molteorazioni sacre ed accademiche dis-se nella università Gregoriana, efu sì caro a tutti, c he desiderandoportarsi al Fiume delle Amazzo-ni come missionario, i primi ec-clesiastici e secolari si rivolseroa’ superiori perchè da quella cit-tà non lasciassero partire il Co-leti. Dopo fatta la sua professionelutto si era dato ad ascoltare con-fessioni, a fare esercizii spiritua-li, alle missioni in città e fuori,alla predicazione, c di giorno edi notte con incredibile zelo, enulla curandosi della somma fati-ca. A quei dì meditava opera digran polso, cioè la Storia civile,ecclesiastica e naturale dell' A-merica meridionale, per cui a-veva raccolti assai libri e docu-menti d’ ogni genere, e con gra-vissima spesa aveva fatto dipin-gere ed oggetti naturali ed armie vestimenti e tavole geografichee topografiche in gran numero :senonchè allora appunto accaddeche re Carlo III di Spagna scio-gliesse la società gesuitica, ed imembri ne fossero discacciati.

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Tornato a forza in Europa pog-giò ad Ajacio , indi a Livorno, aFirenze, a Bologna, da ultimo aVenezia. Poco stette fra’suoi, chefu ben tosto chiamato ad insegna-re teologia a Bagnacavallo, indidall’ amico suo Gaetano conte Gi-nanni di Ravenna, vescovo diCanèa, perchè gli fosse compagnoe segretario nel nuovo suo ve-scovato dì Fuligno, e stette seco-lui e giovollo dell’ opera sua e disanissimi consigli. Allora fu a-scritto alle accademie dell’Um-bria e di Fuligno. Dappoi andòa Roma per offerire a papa Pio VIl’opera di Lucifero vescovo, illu-strata con note da lui fatte e dalfratello Jacopo, e fu assai beneaccolto da quel pontefice, e crea-to prelato domestico, e protono-tario apostolico. Tornato a Fuli-gno, dopo pochi mesi, rìpatriòlibero da ogni impegno. Statofra’ suoi tre anni, da Vinciguer-ra conte Cobalto abate di S.'Eu-stachio di Narvesa, propostagli laparrocchia di Spercenigo, l’ac-cettò, e da Francesco AntonioGiustiniani, vescovo di Treviso,fu eletto vicario foraneo. Oppres-so da somma debolezza, poi daidrope, passò da questa vita il dì,28 decembse 1798.

Fu il Coleti uomo di grandeingegno, dotato d’incredibile me-moria e di amore immenso aglistudii d’ogni maniera, da’ qualitrasse poi tutto il corredo dellaerudizione di che andava forni-to. Era uno di que’ bravi dottidel secolo scorso, che si credeva-no il vero sapere acquistàrsi sol-tanto con lo studio continuo econ la fatica, e la erudizione nonesser già inutile merce, ma do-versi anzi conoscere quanto siasifatto per lo innanzi, onde nonripetere cose già fatte, e creare.Tenne commercio epistolare conrtinuo col Passeri, con 1 ’ Olivieri,col Mei}gotti, con l’ Alberti., col