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[Volume terzo e volume quatro.]
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il suo ritorno a Verona, ebbe apiangere la morte del fratellomaggiore, la cui perdita lo co-strinse a intramettere i letterariiLivori per attendere alle faccendefamiliari. Dovette pure accettarepubbliche cariche, e le sostennecon zelo ed intelligenza. Fu suc-cessivamente provveditore, vica-rio della casa dei mercanti e capi-tano del lago di Garda, Prima didarsi a tali cure egli aveva corsola Italia, e il poetico suo ingegno,eccitato dalla grandezza degli og-getti, cominciò sin da allora aspiccar il volo. Spolverini volge-va in mente l’idea d’un poema,di cui aveva attinto il soggettod’intorno a so. Mentre i canarini,i bachi da seta, la logica, l’aritme-tica c sino la fisiologìa ed i pro-gnostici aveano a vicenda eserci-tato F estro dei veronesi poeti,nessuno di essi pensato aveva acantare il riso, che forma la mag-gior ricchezza del paase loro. Ala-manni stesso escluso lo aveva dalsuo poema Della Coltivazione. Etale ingiusta dimenticanza stimo-lò Spolverini ad assumerne l’im-presa. Per riuscirne consultò nongià ì libri, chè -quasi non esiste-vano alcuno sovra tu', ramo d’ in-dustria, ma i coloni medesimi cuiinterrogava sulle varie loro prati-che. So non che, nor, bastava rac-cogliere idee, e’ bisognava vestir-le di poetiche imagini, e cercarevoci, elocuzioni analoghe in unalingua a cui tale oggetto era, di-remo quasi, sconosciuto.

Spolverini superò tutte questedifficoltà, ed il suo poema s’ ebbenella italiana letteratura quel pre-gio che nella latina hanno le Geor-giche. Esso è diviso in quattro li-bri, pieni di descrizioni e di epi-sodi che diffondono vivissima lu-ce su tutte le parti del quadro.Puossi rimproverargli qualcheprolissità nei particolari, e forseuou bastevole proporzione nel

complesso -, ma trasportato dall’in-canto della poesia, a chi resta tem-*po di fermarsi su tali difetti ? Lanatura tutta si anima sotto la ma*gìca verga del poeta ; gli episo-di, che sono lina parte sì impor-tante del poema didattico, ven-gono condotti con tale eccellenzad’ingegno, che nulla lasciano adesiderare; Si ammira special-mente la narrazione dello strari-pamento dell’Adige nel l.lib. (i);il quadro della vita campestrenel III. e le Avventure della fi-glia d’Inaco nel IV. Quest’alti-*rno, eh’ è un’elegante imitazionedelle favole di Aristeo, è una bel-la cornice per adornare il raccon-to del trasporto del riso dalla Per-sia in Egitto e dall’Egitto in Eu-ropa. Duole che in mezzo a tantepiacevoli particolarità l’autore sia-si creduto dispensato d’istruire ilettori intorno all’arte di coltivareil riso appo gl’indiani e i Chie-si. Siffatte descrizioni erano qua-si indispensabili: sono inerenti alsoggetto, l’averle dimenticate òdifetto. Anziché accrescere la mo-notonia del poema, come Pinde-monte per troppo desiderio discusare F amico suppose, riavreb-bero a nostro parere introdottomaggior varietà, collo spettacolodi costumi e di abitudini tantopoco a quelle degl’ Italiani con-formi (2).

La Coltivazione del rise, com-posta di circa cinquemila Tersi

(1) Il poela vi descrive, guidalo dalle rimembranze della sua gioventù, lainondazione di Verona del 20 novem-bre 1719. Alamanni pure compose sul-lo straripamento del Tevere un poe-metto intitolato : Diluvio Romano.

(2) Del resto, per più minuto esamedi questo bel poema e per poterne ri-levare tutti i pregi, vedi l’elogio lun-go e diffuso che con sanissimo crite-rio e da vero giudice competente nedettò Ippolito Pindcmonle, e che vainserito nel volume degli Elogi di lui,stampato dal Silvestri.