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le cose, fu segretario agli stuellinel 1799 in luogo del padre ; nel1808 fu secondo bibliotecario al-1 ’ Estense, e questo uficio sosten-ne sino alla morte con molto amo-re. Nel tempo della sventura, unasocietà fu istituita a conforto deireduci servi del Signore, ed eglifu segretario alla società : la qua-le si vólse ancora all’ istruzionede’poveri, ed al rinnovamento de-gli spirituali esercizii. Così nel1817 ebbe origine l’istituto dellefiglie di Gesù, a premunire collaeducazione cristiana le fanciullepiù povere contro i pericoli dellased uzione, che dove è più la mi-seria si fa più forte. Così fu co-minciata l’istruzione delle sordo-mute. Ma il Baraldi volgendo nel-l’animo, che il savio non è natosolo per sè, bensì per tutta questagrande famiglia dell’ uman gene-re, pensò lino dal 1820, e comin-ciò in capo a due anni a pubbli-care preziose Memorie di religio-ne, morale e letteratura : alle qua-li, come cbè avesse molti c degniaiutatori, egli fu quasi anima emente. E dove non giungevanole parole di lui, venivano gli scrit-ti a promovere l’amore dell’ordi-ne, della religione e delle lettere.Egli stesso professore di etica percinque anni, poi di diritto cano-nico, non mancò mai a<di uficiidi vero ecclesiastico , ponendo l’o-pera quando a procurare degniministri all’altare, quando a diri-gere le reverende madri della Vi-sitazione, Fu ancora sino dal 1828de’ censori per la stampa : e l’an-no appresso arciprete maggioredella cattedrale, caro mai sempreal principe ed al pontefice. Peròpon è maraviglia, se l’accademiadi religione cattolica, e la pistoie-se di scienze, lettere ed arti, e} italiana di Pisa, e la latina diRoma lo vollero del loro nume-ro. Sempre eguale a sè stesso, gu-stò con umiltà di cuore siccome
il dolce, così l’amaro della variafortuna. Fatto prelato domesticodal pontefice Gregorio XVI, escritto de’ protonotari apostolici,c nel libro d’oro della nobiltà mo-denese, non invanì degli onori, nècessò dalle fatiche, sempre intesoal bene dell’universale. Vinto allafine da grave morbo, col qualelottò da forte, mancava alle spe-ranze de’buoni la notte del 29 al3 o marzo i 832 . Prose e versi, ol-tra le lagrime, furono quasi fiorialla tomba di lui, che sino dall’a-prirsi di questo secolo diede ope-ra con illustre collega a fare ita-liana l’opera dell’abate Geraud{Il conte di Falni ont) , che ècome una gioia per la morale: dilui, che pagò tributo di lode amoltissimi della religione e dellelettere benemeriti: di lui, chenella sciolta orazione non menoche nella metrica si esercitò, mi-rando sempre se non alla bellez-za dello stile italiano, certamentealla dignità della virtù e del sa-pere (1 ).
D. Vaccouni.
SPOLVERINI ( MarcheseGiambatista )ì , nato a Veronanel 1695, fu mandato a Bologna,dove svolse le belle sue disposi-zioni sotto la direzione dei Ge-suiti. In quell’epoca 1 ’ Italia erasiliberata dal cattivo gusto dei se-centisti. Il turgido stile di Mari-ni, dopo aver corrotto per un se-colo la poesia, erasi purificato mer-cè la ragioue, la quale aveva colmezzo delle scienze riguadagnatociò che le arti le avevano fattoperdere. Spolverini sentì i biso-gni dei tempo suo, e fu tra coloroche coll’esempio, più che con al-tro, contribuirono alla rigenera-zione dei buoni studi. Poco dopo
(1) Vedi Cenni biografici, e Discorse)con alcuni Versi ed Iscrizioni ( Mo-dena 1832), e Giorn. Are. Tarn. LIV^pag. 187.