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[Volume terzo e volume quatro.]
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per Li proprietà e per le grafiedello stile; giacché questi secondirifuggono spesso con indomabileritrosia a mutar lingua ; ninno saràche non dia lode al Pompei di a-ver tolto a voltare nel nostro idio-ma le Fite di Plutarco. A unitalefatica si accinse questo cultore as-siduissimo delle greche lettere, ilquale, anche per ciò che le cose diquella nazione conosceva ed ama-va assai più di quelle della propriae de’tempi suoi, era più atto al-l’impresa; però che meglio quellecosa esprimiamo che sentiamo piùvivamente: oltre di che conducea riuscir bene in una versione l’e-leggere un autore, all’anima delquale ritragga quella del tradutto-re ; la quale rassomiglianza quantoha maggiore, tanto sarà più felicela traduzione, purché le altre con-dizioni concorrano necessarie a chivi pon mano. Il Pompei, di sem-plice ed antico costume, ebbe que-sto accorgimento, scegliendo datradurre le opere del più onest’no-tno fra gli scrittori dell' antichità,del moralissimo Plutarco, e quelledel più ingenuo dipintore dellaschietta natura pastorale, Teocrito.Ma, ritornando ora al primo, niu-na traduzione poteva essere piùprofittevole all’Italia di quella del-le Vite scritte da Plutarco, utilis-simo de’libri che f antichità ci la-sciasse, quello che Teodoro Gazaavrebbe voluto salvarsi , ove unosolo se ne avesse potuto conserva-re ; libro che suscitò 1’ amor dellagloria e della patria in tanti scrit-tori e guerrieri, come leggiamonelle vite loro. Ma Plutarco piùsollecito de’fatti da lui narrati, chedelle parole onde la narrazione ve-stiva , riuscì non di rado aspro edincondito e pieno d’ ineguaglianzedi stile.

INè molto più fejiee fu lo stiledel Pompei, il quale ha poca puritàdi lingua, nessuna dolcezza, quasinessuna grazia nè disinvoltura,

Onde in vece di allettare, affaticail lettore. Direbbesi non esserequello stile derivato dalle purefonti de’ nostri classici; ma tene-re abito dal dialetto veronese, co-me fanno fede quei frequentissi-mi ed inusati vocaboli tronchie certo monotono e prolisso anda-mento che gli toglie ogni nerbo.

E vi s’incontrano ancora non po-chi modi al tutto francesi, e mol-ti vocaboli, a’ quali il traduttorediede un significato che non han-no uè possono avere.

Tutte le 4^ vite, che tante so-no da Teseo fino ad Ottone Au-gusto, e che comprendono un pe-riodo storico di oltre a quindicisecoli, e i paralleli, che di molteci sono rimasi, e da’ quali comin-ciò il traduttore il suo lavoro, vol-tò egli nella lingua nostra, e, senon abbiamo potuto lodarne lostile, degnai certo di lodo è la fe-deltà non pedantesca e la chia-rezza della sua traduzione, che èsenza paragone migliore di tuttequelle che prima ci avevano date

10 Jaconello, il Sansovino, e ilDomenichi ( t ) , le quali, oltreall’ essere più o meno sgraziate inquanto allo stile, sono poi ancheinfedelissime : e ognuno giudi-cherà piene di modestia questeparole del Pompei : « Io d’ altronon assicuro i miei leggitori, chedi dar loro una traduzione di que-ste Vite, che sia la meta cattiva

(1) Considerando a] vuoto che questitraduttori lasciarono, il magistrato deiRiformatori della università di Padovadiede il carico di riempierlo a Melchior-re Cesarotti Ma, come questi riseppe,che il Pompei aveva posto mano e qua-si compiuta una tale impresa, gli scris-se che assai volentieri da essa levava

11 pensiero, non dubitando che il lavo-ro del tradutlor veronese non fosse perriuscire pregevolissimo e corrisponde-re alla fama che già n’ era precorsa.Lettera di M. Cesarotti a G. Pompei.Padova, G ottobre ^70. Vedi Opere delPompei , fac. 67, Verona, 1790.