amcora , elle non vi era nomoe<osi illustre per lettere o per di-gnità, il quale passasse per Vcro-n a, e credesse di averla veduta nonavendo visto il Pompei. L’ unicosollievo che questi si pigliasse dal-le, sue fatiche era 1’ usare con po-eti amici, co quali aveva comunigli studi, e singolarmente col Val-larsi, che gli fu sprone nell’arrin-go di grecista; come quando vientrò , le parole di GiannautonioV olpi avevano giovato a farglienemeglio conoscere la distesa , però«he lasciò scritto il Fontana, cherecatosi il Volpi a Verona e visi-tato dal Pompei, gli chiedessequanto fosse avanti nel greco , eavendogli questi con giovanilebaldanza risposto, di sperare, chein breve non fosse autor greco adintendere il quale avesse a durarefatica, il professor padovano , gra-ziosamente sorridendo, e abbrac-ciatolo lo ammonì, che, sebbenel’ingegno e l’assidua fatica potes-sero molto , non volevasi credereperò, perché altri sappia la gram-matica e iritenda qualche favoladi Esopo, o alcun dialogo di Lu-ciano , di avere superate tutte legravi difficoltà di questa lingua, eprotestò che egli stesso, vecchio eda tanti anni insegnatore di que-sto idioma, non si prometteva quel*lo che sperava il Pompei.
Certo che il Pompei entrò in-nanzi cotanto nella, intelligenzadegli arcani ellenici, e ne acquistòtanto credito, che qualunque vol-ta sorgevano quistioni intorno allainterpretazione di alcuni arduiluoghi, i suoi concittadini a lui a-vevano ricorso, perchè le diffinis-se ; il che egli faceva con urbanitàe modestia, ma con ischiettezza ;laonde accadde non di rado , chechi non usciva vincitore si disgu-stasse delle sue decisioni. Però Gi-rolamo Pompei negli ultimi tem-pi a tutto potere si sottraeva daqueste brighe, per non offendere
nò il vero nè gli uomini che dirado lo amano quando non li lu-singa; ma nelle brigate letterarie,ov’egli entrava, lo faceva udireinterissipio. Di tal numero era laconversazione di Silvia Verza, equella di Elisabetta Mosconi, cheallora erano specialmente sacre aidotti ragionamenti e alle letture.A queste adunanze era il Pompeiassiduissimo. Una sera però eh’ e-gli trovavasi a quella di casa Ma-rioni per una spensieratezza deldomestico che non gli recò il man-tello e per la sua propria di nonchiederlo ad altri, recandosi daquella casa alla propria eh’ eramolto lontana, in una notte inver-nale assai ventosa, contrasse unapolmonia mortale, onde in età di5^ anni cessò di vivere. La sua pa-tria gli pose una mezza figura nel-la chiesa de’ ss. Nazaro e Celso, esulla facciata una inscrizione lati-na del seguente tenore.
Hieronymi Pompeii Patrie. VeronensisQui Optimi^ Aforibus ReligioneGrecae Romanae et Etruscae linguae SdentiliJyricae Poesis Tragicae Q. PraestantiaPutride Becus AuxitExuviae
Fama Volitai Vivus Per Ora VirartiVixit Ann. LVU P. AI.
Frater Moestiss.
P.
Anno CO D. CC. LXXXVIIT^
L’ufficio di traduttore viene sti-mato da alcuni quasi meccanicosperimento di pazienza. Ma chiun-que ponga mente e agli ostacoliche sono da superarsi per riuscirea qualche eccellenza in quest’arte,e alla utilità che ne deriva nonpure a chi lo esercita, ma al pub-blico, farà miglior ragione al gu-sto ed anche all’ injrecmo, non chealla profonda cognizione delle ho-gue, che si richiede, perchè altrivenga a capo di una buona ver-sione. Che se, nella scelta de’ librida tradursi, quelli si deono prefe-*rire , i quali sono insigni pe’ fattis per le senteuze, piuttosto che