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e le tavole incise del suo lavoro sulson no delle piante delle quali nonfece più in seguito alcun uso.
Mentre occupavasi in Parigi de-gli studii botanici ebbe 1' occasio-ne di conoscere da vicino varii il-lustri uomini che coltivavano unascienza molto allora in voga, la mi-neralogia. Erano questi i signoriHauy, Faujas Saint-Fond, Dela-métherie , Hassenfratz e partico-larmente l’italiano Matteo Tondiche dava in Parigi] lezioni di mi-neralogia. Il frequente conversarecon questi uomini, lo assistere spes-so alle loro lezioni, la visita ai lorogabinetti gl’ ispirarono il gusto perla mineralogia che si propose dicoltivare insieme colla botanica.Ma a poco a poco egli divenne af-fatto infedele alla scienza da pri-ma coltivata , e si occupò esclusi-vamente di mineralogia e geologiacol medesimo ardore con cui si eraoccupato di botanica. Egli seguivatutte le lezioni facendo in pochimesi rapidissimi progressi in tuttele parti della scienza, cosicché ilcelebre Haùy molti anni dopo ri-cordava ancora il Marzari come ilpiù diligente fra i stufi discepoli,e quello che avea dato prova dimaggiore acume e di una singola-re attitudine nel determinare lespecie minerali. Conobbe egli inParigi parecchi celebri geologi diquel tempo, di cui alcuni eranopoco prima tornati dalla spedizio-ne di Egitto, fra i quali Cordierdistinto allievo e compagno di Do-lomieu cd erede delle sue dottri-ne : conobbe egli e udì più voltedare delle verbali relazioni de’suoiviaggi 1 ’ Humboldt appena torna-to dall’America, e quando comin-ciava a versare sull’ Europa un cosìricco e svariato tesoro di osserva-zioni fatte nel nuovo continente.Potè dunque il Marzari prima dilasciare la Francia iniziarsi nei se-greti della scienza più intimi e co-noscerla al punto a cui era stata
portata dai contemporanei; eglipoteva così profondamente istrut-to recarsi nel nativo paese e farviricca messe di osservazioni. Per-tanto dopo quasi quattro anni didimora in Francia parti alla voltadell’ Italia in compagnia del pro-fessore Faujas Saint-Fond, nonsenza aver prima e in varie ripre-se visitati molti punti della Fran-cia interessanti per la geologia, especialmente l’Alyernia , il Viva-rese, la Provenza e le Alpi dellaSavoja, facendo in ogni luogo del-le istruttive applicazioni dì quan-to aveva poco prima osservato.
Una caratteristica qualità delconte Marzari era il talento d’ os-servazione ch’ei possedeva in som-mo grado. Per quanto egli fossepartigiano di una teorica, non a-vrebbe mai veduto un fatto diffe-rentemente da quello che se gliofferiva in natura, ed avrebbe esat-tamente indicato la discordanzafra la teorica e l’osservazione, piut-tosto che torcere 1’ osservazione agrado della teorica, 6011)8 fecero efanno parecchi geognosti. Eaondefin da’suoi primi viaggi nelle mon-tagne egli ebbe occasione di scor-gere dei fatti singolari, degli enitn-mi che alla sua mente acuta e pro-fonda erano inconciliabili colledottrine testé ricevute ; e s’ eglifosse stato fino da principio un geo-logo meno modesto ed un più ar-dito innovatore, la scienza avreb-be fatto quindici anni prima queiprogressi che furono dovuti piùtardi alle sue osservazioni. Oomu-nicavale egli da principio soltanto apochi suoi amici, ed ottennero solomolto tempo dopo quella pubblici-tà che si meritavano per la loroimportanza. S’egli avesse fino dal1808 resi pubblici i suoi lavori sulTirolo e sugli Euganei, il Nettu-nismo ch’era allora assai in vogain Europa , non avrebbe potutoresistere alle evidenti prove dellasua fallacia che spiccavano da quei