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[Volume terzo e volume quatro.]
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riguardava come I« rocce più anti-che della corteccia terrestre lo sci-sto micaceo ed il gneis, non il gra-nito, e non si è mai sognato di col-locare una classe di terreni inter-mediarii fra le rocce sfogliose so-vraindicate ed i depositi secondari.Abbiamo voluto mettere in mostraquesti diversi titoli di meriti del-l’Arduini, perchè fu da poi dimen-ticato dagl’italiani, abbagliati dal-lo splendore delle teoriche wer-neriane, e più ancora dagli stra-nieri , benché i suoi scritti sianostati più volte compendiati in fran-cese , e compendiati non solo matradotti nella lingua tedesca.

L’Arduini moriva nel 1796 la-sciando in retaggio le sue dottri-ne al Fortis, uomo di sommo spi-rito e di vasta erudizione lettera-ria, ma che non volle o non seppecompletamente intenderle, ed alloSpallanzani che col suo smisuratotalento abbracciava tutta quantala storia naturale. Se quest’ultimofosse vissuto più a lungo, i saniprincipii geologici dell’ Arduininon sarebbero stati posti in dimen-ticanza, nè le dottrine di Freybergavrebbero preso piede in Italia.Non intendiamo con questo di to-gliere all’ immortale Werner al-cuno de’ suoi meriti e quello spe-cialmente di avere cotanto promos-so in Europa lo studio della geolo-gia ; ci limitiamo solo a far osser-vare che i principii eh’ egli hamesso in voga hanno sviato perparecchi anni la geologia teoreti-ca dal retto sentiero su cui era sta-ta antecedentemente collocata daigeologi italiani.

Allorquando il conte Marzaritornava in Italia, il sistema di Wer-ner avea invaso quasi tutta 1 ’ Eu-ropa. In Francia, in Inghilterra,in Germania moltissimi avevanoabbracciato le sue dottrine. In Ita-lia pure erano penetrate e dai nuo-vi cultori della geologia ricevutecon trasporto. Il Marzari, benché

allevato all’anfibia scuola del signorFaujas ed alla werneriana del sig.Tondi, riconobbe fin da principiol’insussistenza del sistema di Wer-ner e la verità delle dottrine op-poste proclamate dall’ Arduini edagli altri Italiani. Durante il pe-riodo di cecità a cui furono in pre-da quasi tutti i geologi di Europa,egli in compagnia del Breislakmantenne in vigore presso di noile sane dottrine fino al giorno incui fu col suo mezzo preparato illoro trionfo. Ben differente in ciòdal suo amico e maestro MatteoTondi che, nato e vissuto lunga-mente in Napoli col Vesuvio da-vanti gli occhi, si mantenne sem-pre il più ostinato dei Nettunisti:eppure il Marzari non avea maivisitato vulcani ardenti, ma si erafatto esattissime idee sulla strut-tura e composizione delle roccevulcaniche co 11’esaminare e stu-diare attentare ente tutti gli estintivulcani dell’Alvernia, del Vivare-se e dell’Italia settentrionale. Ab-bisognava per altro di molta per-tinacia e convincimento per lotta-re contro tutti i cultori della geo-logia che v’erano in Ital ia a queltempo, come Brocchi, Pino , DaRio, Maraschini, Catullo, Mala-carne , egli che non trovava altrifautori delle sue dottrine che ilsagace ed eloquentissimo Breislak,ed il Gautieri che avea coltivatomolti anni prima la scienza, mache l’aveva in allora quasi abban-donata.

Appena ripatriato, oecupossi nel1806 a pubblicare una piccola par-te delle osservazioni che avea fat-to trascorrendo la Francia , e spe-cialmente 1 * Orittografia del mon-te Coiron nel Vivarese, eh’è unadescrizione diligentissima di quel-1’ interessante altipiano basaltico.Intitolò egli il suo libro Corsa pelbacino del Rodano e per la Ligu-ria d' occidente , e vi sparse deicenni sulla cultura letteraria, la