della pubblica istruzione. Lo at-testano specialmente i suoi gior-nali di viaggio, i suoi panoramie le sue carte geologiche j e deverincrescere che per eccesso di mo-destia e per trovarsi in cosi aper-ta opposizione con tanti celebrisuoi contemporanei, abbia diffi-dato di sè medesimo, ed abbiatolto questi lavori alla convenien-te pubblicità.
Ne’ suoi spaccati e nelle sue car-te geologiche egli cercava di ar-rivare alla massima esattezza : vo-lea formarsi una imagine fedeledelle montagne, disegnarle e co-lorirle nelle più minute partico-larità, misurare l’altezza dal li-vello del mare delle diverse roc-ce, la forma dei monti e dei di-rupi, per offrire un lavoro esattosotto ogni aspetto. Avendo pro-vato a formare dei panorami, etrovando difficile di arrivare alladesiderata esattezza senza un con-veniente istromento, e volendoda’ suoi panorami ricavare tutti ivantaggi possibili per calcolaresia 1’ altezza, sia la distanza deipunti disegnati, imaginò di co-struire un istromento con cuiformare de’panorami graduati etali che, oltre 1’offrire un’esattaimagine del paese, offrissero an-cora l'angolo sotto cui presen-tami all’osservatore tutti i punticompresi nel panorama. Ottennequesto coll’ inventare il tachigo-nimetro ( celere misuratore degliangoli) ch’egli presentò nel i8nall’approvazione dell’Istituto e alconcorso annuo dei premii d’in-dustria. L’istromento fu ammira-lo e lodato da Moscati, Isimbardie dagli altri dotti della capitale,di cui parecchi ne fecero costrui-re alcuno per proprio uso. Il ta-chigonimetro fu premiato collamedaglia d’ oro, e il Marzari nepubblicò una descrizione dove in-dica i metodi da lui seguiti perla sua costruzione, i diversi usi
di cui è suscettibile, il confrontodi varie misure di angoli pratica-te col tachigonimetro e col teodo-lite, nonché i miglioramenti cheavea imaginati di portare da poia quell’istromento. Non v’ha dub-bio che i rilievi geognostici fatticol suo mezzo non debbano riu-scire esattissimi, benché la scien*za abbia più bisogno di spaccatiesatti e di buone carte geologichedi quello sia di panorami che dan-no l’aspetto di un paese da unsolo punto di vista.
Nel 1812 il conte Marzari funominato ispettore presso il Con-siglio delle miniere del regno d’I-talia, dalla quale incumbonza ces-sò nel settembre .8i4 per la ri-duzione e la susseguente soppres-sione del Consiglio. Continuò eglinoD pertanto i suoi studii sul Vi-centino e sul Tirolo, fra i qualimerita di preferenza essere ri-cordato il lavoro intrapreso sullecolline dette le Bergonze appiedidei Sette Comuni, nelle quali lealternazioni fra le rocce calcareeterziarie, ed i tufi ed il basalte siripetono ventidue e forse venti-cinque volte. Il sig. Malacarne,non ha molto rapito anch’egli al-la scienza, fu condotto dal Mar-zari insieme col conte VitalianoBorromeo ad osservare questi fe-nomeni, e ne diede una relazio-ne nella Biblioteca Italiana diMilano l’anno t8i8 (t. 12. p. 71).Può questa descrizione di un pae-se montuoso, dove le alternazioniripetute furono seguite e dimo-strate dal Marzari in settantaduespaccature o vallicelle, dare un’i-dea della sua diligenza somma,del suo colpo d’occhio e della suaattitudine a discoprire i rapportidi giacitura delle rocce.
S. M. I. R. l’Imperatore Fran-cesco I., che possiede ne’ suoi Sia-ti tante e si ricche miniere, ene’ cui domimi le scienze mine-ralogiche sono molto coltivate,