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[Volume terzo e volume quatro.]
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▼olle incoraggiare il conte Mar-zari a proseguire i suoi studii, egli decretò nel settembre 1818una pensione di i5oo fiorini, col-la sola condizione che dovessecompiere le sue opere mineralo-giche e geologiche sulle provincieVenete, e prestarsi nella qualitàd’ispettore a quei lavori che dalgoverno gli fossero ordinati. Su-bito dopo Sua Maestà gli conferìanche il titolo di consigliere del-le miniere ad honorem. Il conteMarzari trovò in questi segni delsovrano aggradimento un fortemotivo a continuare con più ala-crità i suoi studii, e un impulsoa pubblicare te importanti sco-perte ch’egli aveva fatte da variianni. Incominciò adunque nel1819 a darfuoiri i suoi Cenni geo-logici e litologici sulle provincieVenete e sul 'Piroio che sfortuna-tamente si arrestarono al primofascicolo, il quale per altro rac-chiude una sommaria descrizionegeognostica della valle di Fiem-me, interessantissima poi nuovifatti e le nuove vedute geogno-stiche che contiene, e in cui fuanche accennata da lontano la piùgrande scoperta del Marzari. Nel-1’ anno seguente, fatto certo or-mai che le cose straordinarie dalui osservate in Tirolo non eranosoggette a fallacia alcuna, pubbli-cò nel Nuovo Osservatore Vene-ziano una Notizia sulla esistenzanella valle di Fiemme di un gra-nito superiore alla calcarea secon-daria e adagiato nelle valli scava-te in essa calcarea, indicando l’al-terazione sofferta dalla calcareapel contatto del granito, e il pas-saggio mediato od immediato diquesto all’amigdaloide agatifera,al basalte, alla dolerite, al porfidoemàtico, alla serpentina, e pre-sentando sulla struttura generaledi quelle montagne, e sulla com-posizione dei loro diversi strati,sull’ altezza delle diverse forma-

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zioni le più minute particolarità,e tali da non lasciare alcun dub-bio sull’ esattezza delle sue osser-vazioni. È bello il vedere quantaimportanza egli ascriva alla for-ma delle montagne, alla loro al-tezza, allo scavamento delle valli,all’estensione geografica delle roc-ce, talché un imparziale ed atten-to leggitore di que’ suoi scrittipoteva intendere con sufficientechiarezza quali fatti annunziasseil Marzari e quali conseguenze sene potessero dedurre. La singo-larità per altro di quelle sue sco-perte e la poca disposizione a cre-dervi nella maggior parte dei geo-logi, hanno fatto mettere in dub-bio questa chiarezza, e perciò ildottore Malacarne ne diede nellapredetta Biblioteca Italiana unestratto ragionato (t. 21, p. 5^0 ),tutto desunto dalle notizie pub-blicate dal Marzari, estratto ellafece in un istante conoscere lasue scoperte a tutta l’Europa.

A quest’ epoca erano stati intra-presi in Europa moltissimi lavorigeologici, ma la persistenza nellateorica werneriana impediva diafferrare in ogni sua parte il verospirito della scienza, e fino a chenon si arrivava a conoscere la di-versità di origine fra le rocce se-dimentari e le rocce cristallizzate,era impossibile il farsi un’idea ra-gionevole sulla struttura delle mon-tagne e sull’azione che vi aveanoesercitate le differenti rocce. Ildottore Macculoc e molti altri se-guaci delle dottrine di Hutton a-veano a dir vero osservati ed atten-tamente descritti vari fatti impor-tanti nella Scozia e nelle isole cir-convicine, ma nessuno di que’fattisi presentava con caratteri così im-portanti, e in un’estensione cosìluminosa, come quelli annunziatidal Marzari. Nessuno metteva inmaggior luce 1’ origine ignea deigraniti e delle rocce porfìdiche ,l’azione esercitala da queste rooce