in contrario, e nulladimeno è lacosa più ragionevole e più natu-rale che si possa credere avvenu-ta. Mediante essa appunto si puòfarsi una idea delle diverse roccea base di silice ch’entrano a for-mare la prima corteccia del globo,e che passano una all’altra secondoil diverso modo di cristallizzazionee la proporzione maggiore o mi-nore di alcune basi. Il movimentodato alle idee geologiche da questifatti fu sì grande, che non havvialcuno il quale oggidì non abbiaabbandonato le vecchie dottrine,e non sia entrato nella nuova stra-da che si fa percorrere alla scien-za. La teorica dei sollevamentiscientificamente proposta da Laz-zaro Moro e che trovava nei feno-meni del Tirolo una patente con-ferma , fu accolta quasi general-mente da tutti i geologi. II signorElia de Beaumont le diede un es-teso sviluppo e un’applicazionequasi universale, che peraltro nonfn. trovata generalmente esatta.Molti specialmente fra i giovanihanno esagerato questi principiied hanno voluto spiegare, con unsollevamento, de’fatti, che con os-servazioni esattamente intrapresesi sarebbero potuti bene spiegarealtrimenti.
Si deve dolersi che il conte Mar-zari non abbia egli medesimo pub-blicata una completa descrizionegcognostica del Tirolo, e che l’in-credulità con cui furono accolti isuoi primi annunzi abbia dato aisuoi studi una nuova direzione.Scorgendo che si negava fede aifatti evidenti da lui indicati, e chemolti restavano pertinacementeattaccati alle precedenti opinioni,anche dopo replicate ispezioni,dubitò un istante di poter acqui-stare da sè medesimo fede per lecose che avea annunziate, e si die-de a cercare delle conferme delleproprie scoperte nelle opere de-scrittive degli antichi geologi, e
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specialmente di quelli che hannotrattato dei depositi minerali.L’opera di Ramond sui l’irenei,i Viaggi di Saussure nelle alpidiedero alla sua mente un riccopascolo, ed egli discopriva col suoacume e colla sua penetrazionenegli scritti loro gl’indizii di queifatti medesimi che con tanta fati-ca aveva rilevato nelle montagne.L’opera specialmente di Saussure,di quel distinto ed impareggiabileosservatore ch’egli avea sempre a-vuto in grandissima venerazione,gli offrì molte luminose confermedelle proprie idee e tali da non la-sciare nell’animo suo verun dub-bio sulla verità de’ fitti che aveaannunziato pel Tirolo e sulla lo-ro ripetizione in molti altri pun-ti delle alpi. Egli voleva far par-tecipe il pubblico di questi suoiravvicinamenti, volea per cosi di-re convincerlo una seconda volta,e si sdegnava che in generale sitardasse tanto a comprendere leverità che aveva proclamato. Dal1825 in avanti, cioè lino all’ epo-ca della sua morte, egli non hapiù pubblicato osservazioni pro-prie, ma in vece diede in luce unaserie di piccoli scritti dove tras-fuse le sue quotidiane ricerchesulle descrizioni geologiche fattodagli antichi e dai viventi geolo-gi con ben diverso intendimen-to, nonché l’àpologìà delle proprieosservazioni contro i tentativi perabbatterle o diminuirne l’impor-tanza che andavano facendo al-cuni geologi. Queste ricerche Iocondussero ad iscoprirc ed indi-care alcune circostanze caratteri-stiche da lui particolarmente se-gnalate come criterii per ricono-scere 1 ’ addossamento delle rocceignee ai terreni di sedimento.Questi criterii sono in armoniacoi principii delle scienze tìsico-chimiche da cui derivano, e sonoconfermati da fenomeni analoghiche si osservano di quando in