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[Volume terzo e volume quatro.]
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sui sottoposti sedimenti e la mo-dernità della loro comparsa. Ac-corsero dunque i geologi da tuttii punLi di Europa per ammirare ifenomeni dell’Avisio, e recaronsi aFredazzo come al pellegrinaggioche avea levato di sè maggior gri-do nella scienza. De Buch, Hum-boldt, Huttinger, Bertrand-Ges-liu, Boue, Maraschini, Parolini,Majer ed altri molti reoaronsi suc-cessivamente ad osservare quei fe-nomeni, ma parecchi vi andaronocolle loro idee sistematiche e colleprevenzioni che impedivano piùo meno di afferrarne la verità. Nul-la di meno, se alcuni geologi piùpertinaci non vollero restare con-vinti della chiarezza di que’feno-meni, altri molti, e dei più illustri,ne hanno riconosciuta e pubblica-mente dichiarata la sussistenza, esolo restarono discordi sulle conse-guenze più o meno estese che seno possono derivare.

Il Marzari aveva annunziato re-sistenza di un granito posteriorealla calcarea secondaria più recen-te , e perfino alla creta , in altripunti fuori della valle di Fiemmc,e specialmente a Cimadasta nellaValsugana, ed avea anche fatto os-servare l’analogia di posizione ela contemporaneità delle rocce i-gnee tirolesi con quelle del vicen-tino che coprono talvolta rocce as-sai più moderne. Si vede quantaimportanza tutte queste cose do-vessero esercitare sui principii ge-nerali della geologia, come dovea-no definitivamente fissare le ideedei geologi sulla natura ed originedelle diverse rocce , sul modo concui alcune sono sbucate dal senodella terra, e come questi fattistraordinari dovessero influire sul-le osservazioni fatte o da farsi ne-gli altri sistemi di montagne. Fu-rono con queste scoperte apertiper così dire gli occhi ai geologidel continente, e tutti si affretta-rono a gara in capo a pochi anni

ad annunziare nei rispettivi paesidei giacimenti analoghi a quelliindicati dal Marzari. Nelle alpisvizzere, nella Sassonia, in Fran-cia , in paesi cotanto precedente-mente esplorati, si scoprirono inbreve dei fatti simili a quelli delTirolo, e fin presso i confini dellaMongollia Chinese 1’ Humboldtvedeva giacimenti analoghi e con-frontava in una sua lettera al sig.Arago quei lontani paesi coi fattimeravigliosi da lui pochi anni pri-ma veduti e riscontrati nell’alpe-stre villaggio di Predazzo.

Abbenchè in generale i fatti in-dicati dal Marzari siano stati ri-scontrati per veri, pure fu tale lapertinacia di alcuni geologi nelnegarli o svisarli, che il Tirolo,quale desso è veramente, non è an-cora bene conosciuta. L’ Europanon si fece in un solo momentoabbastanza matura per ammettereed apprezzare tutte le osservazio-ni del Marzari. 11 Quadro geolo-gico del Tirolo meridionale delBarone de Buch, eh’è jl più im-portante lavoro provocato dallescoperte del Marzari, è lungi dal-I’offrire lina esatta idea geologicadi quel paese. Vi si scorge la pre-valenza di alcuni principii e l’esa-gerazione di alcune idee favorite:vi si attribuisce ai sollevamentiun’importanza troppo estesa, sen-za tener conto dei fatti riportatidal Marzari e indubitatamenteveri sulla orizzontalità ed immo-bilità di molte di quelle masse cal-caree. Si mette in campo una teo-rica sull’origine della dolomite,seducente al prime aspetto, maincomprensibile ed inapplicabilecertamente a molte località. Il nes-so finalmente ed il passaggio gra-duato del granito alla sienite, alporfido pirossenico, all’amigdaloi-de, che il Marzari indica e descriveminutamente in parecchi luoghi,viene teoricamente negato senzaaddurre prove o dimostrazioni