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[Volume terzo e volume quatro.]
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maggior merito quando si ri-fletta che quelle sue osservazionisi trovavano in opposizione so-lenne colle teoriche dominanti, edie era necessario uno sforzo eun’audacia singolare per procla-marle. Finalmente, si apprezze-ranno di più gli sfòrzi del conteMarzari quando si confronteran-no coi lavori e colle osservazioniintraprese dai werneriani nellaSassonia: essi aveano per tantianni esaminato quel paese a pal-mo a palmo, lo proclamavano iltipo delle formazioni geognosti-che, eppure furono dopo le sco-perte del conte Marzari riscon-trate in esso ancora delle giacitu-re geognostiche analoghe a quel-le del Tirolo e forse ancora piùsingolari.Charpentier fin dal 1777aveva pubblicato su Freyberg del-le osservazioni importanti, aveadescritto un granito ed un gneisricoprenti una dolomite legataalla calcarea secondaria, eppurelo spirito sistematico della scuoladi Werner non tenne conto delleosservazioni di Charpentier e ditanti altri geologi, non tenneconto dei fatti fissi ed immobili,come le alpi che si presentanooggi come allora davanti gli oc-chi di uno imparziale osservato-re. E' dispiacevole che il sistemageologico dell’ Arduini, sistemache risulta soltanto dall’ unionedi esatte osservazioni, non abbiaprevalso in Europa, e che la scien-za abbia dovuto per tanti annisotto certo aspetto non progredi-re. L’ ammirazione del Marzariper questo grande uomo era ul-timamente e quando egli aveapreso una cognizione più esattade’ suoi lavori, cosi grande, cherinunziava per sua parte a qua-lunque gloria di avere propostonuovi principii geologici , e siqualifica restauratore del sistemageologico dell’Arduini.

Bisogna confessare che nella

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serie di piccoli scritti pubblicatidal Marzari dal 1820 al i 855 , deiquali alcuni non furono, benchéstampati, a veruno comunicati,regna un certo disordine ed unaoscurità che tiene più al metododi scrivere, che alle idee. Duolesoprattutto il vedere che quasinessuno scritto sia terminato :scriveva egli e stampava nel tem-po stesso. La medesima oscuritàe un’ analoga confusione regna-vano eziandio ne’ suoi abituali di-scorsi, e se ne accorgeva special-mente chi non era usato a con-versare con lui. Ma tale egli nonsembrava a chi si era avvezzatoal suo modo di parlare, e parvedifferente a noi ch’avemmo la for-tuna di godere frequentementedella sua conversazione scientifi-ca. Abituati una volta alla sua dif-ficoltosa maniera di comunicarele proprie idee, godevasi deglislanci potenti del suo genio, del-le viste estese ed originali ch’egliemetteva sui punti più importan-ti della scienza. Giammai nellesue tante Memorie stampate, enelle sue imperfette compilazionirifulge quella chiarezza e quellaprecision d’idee, conseguenza diun vasto talento e di profondi stu-dii, che trapelavano dalla verbaleesposizione dei suoi principii.Egli non parlava mai che dellecose che conosceva a fondo, e neparlava sempre con intimo con-vincimento. Come furono di Wer-ner, cosi le opere sue più impor-tanti sarebbero le sue conversa-zioni e la verbale manifestazionede’ suoi pensieri reconditi. S’egliavesse posseduto il metodo, l’elo-quenza e l’amabilità del dottoAlemanno, se avesse occupato unposto nel pubblico insegnamen-to, chi potrebbe misurare l’im-pulso che avrebbe dato alla scien-za egli che colla pubblicazioneimperfetta di alcuni fatti, senzapossedere molta celebrità, senza