attribuire ala sua rara modestia 8alla malvagità de’ tempi che quin-di seguironc. Nel 1801 con motoproprio de’22 ottobre in graziadell’ età e de’ servigi prestati do-po 27 anni Ji esercizio fu dispen-sato dalle lesioni cattedrali restan-dogli la scoda domestica da luirichiesta; nel di 11 novembre delmedesimo anno fu nominato isto-riografo regio, nel 27 agosto del1802 fu dichiarato consultore re-gio in tutti gli oggetti relativi al-l’incremento delle scienze e al-1 ’ università della Toscana ; nel1807 ebbe dal governo la nominadi auditore nella reale universitàdi Pisa; nel i8og fu eletto retto-re provvisorio di quella universi-tà, e finalmente nel 27 di ottobredel 1810 venne giubilato conser-vandoglisi il grado e il titolo direttore onorario , che, secondo iprincipii della nuova costituzioneaccademica, era la somma dignitànella repubblica delle scienze.
Un colpo di apoplessia nervosafin dal i8oq aveagli indebolite lefacoltà intellettuali ed in ispeciela memoria. Nel giorno 5 di ago-sto del 1812 per un improvviso eviolento attacco alla vescica urina-ria fu privato di vita. Mori con-fortato di tutti i soccorsi dell’ au-gusta nostra religione; modestefurono le sue esequie, e s’ebbe unposto distinto nel magnifico cimi-tirio di Pisa.
Fu di membra proporzionate,di statura comune, di tempera-mento robusto, più tosto asciutto,dignitoso benché spedito nel cam-minare, soave ne’ modi, parlatoreficondo ma tranquillo. Capelli scu-ri, colorito tendente al bruno, oc-chio nero, fisonomia piacevole, dacui ben tosto traspariva la poeticae filosofica scintilla. Il celebre pro-fessore Pietro Benvenuti egregia-mente il ritrasse, ed ammirasi queldipinto in Firenze nella galleriaCorsini; il professore Francesco
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Carradori Pistoiese il modellò ininar mo, e fu per cura e spesa delcardinale Despuig questa effigiemessa in rame; finalmente il San-tarelli ad istanza e commissionedel professore Giovanni Resini,
10 effigiò in cera.
Finché il potè fe’ sempre uso diesercizii ginnastici: l’equitazione,la scherma, la caccia erano a luicarissime. Dilettandosi di suonare
11 flauto ed il mandolino, soleaspesso con questi esercizii eccitarein sé 1’ estro poetico.
Frugale, metodico, e per parsi-monia di sonno al soverchio aman-te del caffè, dal che forse proven-ne quella sì anticipata paralisi dicui parlammo. Fu sempre caro a’suoi sovrani, e quando 1’Etruriafu innalzata a regno, e quandovenne sotto la dominazione deiFrancesi giammai si cambiò la suasituazione. Ragguardevoli perso-naggi furono a lui stretti in ami-cizia, fra quali nomineremo il pre-sidente Neri, il marchese genera-le Manfredini, il senatore GiulioMozzi, i principi Corsini, la mar-chesa Costanza Fornaci, la Tere-sa Pelli Fabroni, e per dive degliestranei, la duchessa di Rutland,cui dedicò il poemetto Dell'ombradi Pope, la principessa di Copwer,per cui scrisse la favola Pamela eMarina, e lady Elisabetta Com-pton. La religione, la gratitudine,la benevolenza erano in lui singo-lari. Ebbe un fratello maggioreper nome Odoardo, morto nellecampagne di Germania fra 1 ’ Au-stria e la Prussia, e due sorelle lapiù grande delle quali, cioè la Ma-ria, fu maritata alBonci,ai cui figlilasciò tutta la sua eredità, perchè,come si disse, il Bonci il mantennein Pisa agli studi. Anco i nipoti ri-conoscenti gli eressero in quel cam-po santo un monumento in marmo,che il rappresentava coronato dalgenio della filosofia e delle lettereaggiuntivi questa epigrafe: