ed in molta grazia era entratodell’altro suo maestro dottor DiSoria, che ad un altissimo in-tendimento univa sommo amorper la poesia. Nel giorno primodi maggio del i -63 meritò l’ ono-rifico grado di dottore in medici-na e in filosofia gareggiando l’Ar-civescovo gran cancelliere e mon-signor Cerati provveditore dellostudio Pisano in dargli significa-zioni di benevolenza e di stima.
Dall’università di Pisa il Pi-gnotti si condusse in Firenze perapplicare alla medieina pratica, efu sua palestra il rinomato speda-le di santa Maria Novella. Nonabbandonò peraltro le muse; ben-ché nel medesimo tempo, oltre ledue lingue dotte in cui vieppiùsi addestrò, apparasse non solo lafrancese e l’inglese, ma tutta scor-resse la bella letteratura di questedue nazioni. Le accademie di quel-la città eran da lui frequentate, edin ispecie si distinse nell’ accade-mia degli Apatisti alla quale erastato subitamente ascritto. Otte-nuta la così detta matricola inco-minciò ad esercitare l’arte d’Ip-pocrate per cavare quel lucro, dicui gli uomini di lettere abbiso-gnano il più delle volte, nè vul-gare fu la fama che ben prestoaquistossi. La guarigione del mar-chese Viale di Genova che dimo-rava in Firenze, travagliato danervose malattie e da fiera ipo-condria e curato dal Pignotti col-la sua medicina fisico-morale, nonsolo gli acquistò l’amore e la gra-titudine di quel gentiluomo, mal’invito di essergli perpetuo com-pagno in Genova colle più lusin-ghiere condizioni. Egli per nonsembrare scortese si condusse secolui per alcun tempo in quella cit-tà nell’ottobre del 1766. Dal mi-nistro francese ivi residente glivennero offerti in Parm onore-voli posti; e ciò fu alla sua costan-za un attacco novello. Vinse però
l’amore della patria, e nel 1067ritornò in Firenze, lasciando di séin Genova un vivissimo deside-rio, avvegnaché non il medico sol-tanto ma il filosofo ed il letteratogentile in lui si ravvisassero.
Il grati duca Leopoldo che findal i-j 65 regnava in quella parted’Italia divisò di stabilire in Fi-renze un’ accademia per la nobil-tà, in cui unitamente alle arti ca-valleresche s’insegnassero le scien-ze. Fu nominato professore di fi-sica il Pignotti proposto in quel-1 occasione al gran duca dal pre-sidente Pompeo Neri. Da questoistituto passò quindi ad occupatala medesima cattedra nell’univer-sità di Pisa. La sua naturale elo-quenza, le sue cognizioni in ogniramo di sapere, la profondità del-la scienza che professava il fecerotantosto primeggiare fra que’ sa-pienti Grande fit lo stuolo de’di-scepoli che sempre il circondava-no nella scuola non solo, ma nel-l’istessa sua casa aperta ognora aglistudiosi e che col nome di accade-mia potevasi meritamente chia-mare. Non vi fu illustre viaggia-tore che non amasse conoscerlo,non desiderasse di assistere allesue lezioni.
Il felice avvenimento al tronodi Toscana di Ferdinando III nel1791 cantato dal Pignotti con unvago poemetto, in cui esprimevail giubilo e i voti dell’ Etruria,gli meritò da quel principe unamedaglia d’ oro del valore di 100zecchini col motto Digniorihusremunerandis. Fortuna da segnar-si con bianca pietra negli annalidella poesia. Nò qui si fermò l’a-morevolezza del regnante, impe-rocché più volte nella sua deli-ziosa villa del Poggio a. Calanoaccolse il Pignotti, come un tem-po Ferdinando II e Cosiino ILIaveano onorato il celebre Redi.Che se il nostro Lorenzo non ot-tenne maggiori onori, ciò debbesi