tuia patria è Oria, piccola città diterra d’Otranto nel regno di Na-poli (nacqui nel 1725 ). Sono sta-to unico della più nobile e riccafamiglia di quella bicocca, cd inetà di nove anni fui portato a Pa-dova, dove era balzato un mio ziopaterno per alcuni suoi giovanilierrori, e vi faceva il medico. Ivistudiai assai male le belle lettere,c dopo sette anni fuggii da Pado-va per alcune riprensioni di miozio , e ramingo capitai a Bobbiopresso Piacenza. Di là feci darenuove di me ai miei parenti ; edopo d’essere stato a Pavia ed alYliluuo, venni a Roma, dove eravenuto mio padre, il quale micondusse a Napoli, e mi lasciò astudiare in quella capitale. Stu-diai un poco di logica e metafisicasotto il celebre abate Genovesi, ela fisica e la geometria sotto il P.Orlandi monaco celestino. Fuggiianche di Napoli p.er voglia di ve-der mondo, e pairticolarmente laFrancia^ ma giunto a Livorno, miconvenne di tonnare indietro permancanza di danaro. Ripatriai inOria , dove , dopo una lunga vitaneghittosa, mi ritirai in una casadi campagna a studiare lo scienze.Finalmente in età di 25 anni mimaritai in Gallipoli con una no-bile donzella ( D. Teresa Muzio )di buona indole, e quivi fissai ilmio soggiorno con qualche appli-cazione ai libri, ma più all’alle-gria. Strappato da mio padre unpiù comodo assegnamento, vennia veder Roma con mia moglie, edopo il soggiorno di un anno emezzo in questa metropoli, ritor-nai a Gallipoli, di dove dopo unanno ritornai insieme con mia mo-glie a Roma nel 1761 ( 36 dell’etàsua ), Qui ho seguitato a studiare,e presi un poco di piacere per l’ar-ohitettura , senza sapere neppurdisegnare. Innamorato di questaarte , elio reputo tuttavia la più(iella c la più utile, scrissi le File
degli Architetti più celebri , le (pia-li piacquero molto al pubblico,quantunque la mia critica fossetroppo severa, e ’1 mio stile pococolto (1) »>.
Nel 1798, quando Roma era neldisordine , egli vivea tranquilla-mente nel suo gabinetto, dovepreso da un reuma, che presto sicangiò in polmonia , cessò di vi-vere nel mese di marzo dell’ anno1798, compianto dagli amici , daiprofessori ed amatori delle bellearti (2).
Francesco Milizia fu nominatoarchitetto sovraintcndentc ai regiicditìcii Farnesiani, che S, M. Sici-liana possiede nello stato ecclesia-stico. Ma, infastiditosene ben pre-sto, rinunciò a un tal carico nel1786, vago di essere libero intera-mente , coin’ egli scrive al conteSangiovanni di Vicenza, col qua-le ebbe commercio di lettere permolti anni, come con assai altridotti ed artisti italiani. Innamo-rato delle arti, c studioso altresìdelle scienze, visse nella intimitàdi quelli che in Roma singolar-mente le professavano o le inco-raggivano : fu quindi affezionatis-simo al cavaliere d'Àzara, e a Raf-faello Mengs, de’cui principii nelfatto delle arti invaghì si fattamen-te , e così caldamente li diffuse,che da alcuni critici venne chia-mato il Don Chisciotte del belloideale.
Colui che, opponendosi al tor-rente di viziate opinioni, restitui-sce I’ onore ad utili verità dall’ in-curia de’tempi smarrite o adulte-rate dall’insipienza, merita la no-stra gratitudine poco meno di chi
(1) Qui il Milizia segue ad accenna-re rapidamente i libri da lui composti0 tradotti. Noi omettiamo questa pai ledelle sue Notizie, come quella che piùampiamente abbracceremo nell’ esamedelle sue opere.
(2) Giunta fatta a queste Notizie dal-V editore di esse, signor lì. Gamba,