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[Volume terzo e volume quatro.]
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arricchisce il patrimonio del sa-pere d’alcuna utile scoperta.

A pochi si conviene questa con-siderazione quanto a FrancescoMilizia. Vivuto in Roma, il timo-re de’ potenti noi persuase a vilesilenzio, nè a più vili parole l’adu-lazione; e perchè la sua pennacorresse libera come il pensiero,cansò di trattare quegli argomen-ti , a cui per avventura lo sospin-gevano l’indole bollente e il caldoamore di patria, e scrisse delle ar-ti liberali, sviluppandosi dalla ser-vilità de’principii che erano ingrido a’suoi tempi.

Aiutato da onesta fortuna, libe-ro da pregiudicate opinioni, osti-nato nell’avidità di sapere, dotedelle anime forti, d’intelletto sve-gliato, d’indole laboriosa, risoluta,intraprendente, il Milizia avevasortito dalla natura ed avvaloratocoll’educazione quelle virtù, ondesi dividono da’ volgari gl’ ingegnipoderosi. Però la posterità lo haonorato come il restitutore dellapiù utile fra le arti, di quella chesi associa alla grandezza delle na-zioni, e ne attesta ai lontani seco-li i gradi di floridezza o di deca-denza. Nel secolo XVIII, comene’due precedenti, l’architettura,fatta schiava de’più insani capric-ci d’uomini abbiettissimi, e sin-golarmente deturpata dalla intem-peranza degli ornati , era cadutanel massimo avvilimento, allorchéFrancesco Milizia imprese co’suoilibri a ridurla in miglior grado.Altri prima di lui erasi accorto del-l’umile stato in che quest’arte gia-ceva ; ma egli fu primo che conenergico dispetto rimproverò aiconcittadini questa novella vergo-gna.

L’A. non esercitava praticamen-te 1’ architettura, bensì possedevale dottriue che concorrono a farneun conoscitore; lode, a cui moltipretendono, ma da pochi merita-ta. £ basti 1’ osservare, che alcune

parti dell’ architettura dipendonodalla dottrina delle scienze esatte,altre dal lume della storia e del-l’autiquaria, altre si collegano col-la economia civile, altre procedo-no dall’analisi delle sensazioni edai principii dell’estetica, per con-vincersi come quest’arte prescriva,non pure agli architetti , ma benanche agli amatori vaste cognizio-ni, oltre alle discipline necessariea chi la professa.

Ma per conoscere quanto le o-pere dell’A. contribuissero alla re-staurazione dell’architettura, gio-verà il ricordare dove caduta fossel’arte all’età in che egli scrisse.Le arti, come la civil società, han-no i loro periodi di accrescimentoe di decadenza. Dopo una nottedi dodici secoli o poco meno, in-terrotta soltanto da qualche lampodi luce , perchè; 1’ amore del belloe del grande non fu mai al tuttospento in Italia , nel secolo XIV,si era cominciato a conoscere cheil maraviglioso nella costruzione,in cui ponevano ogni studio i fa-voreggiatori dell’architettura te-desca , non era 1’ unico modo dipiacere ; che si poteva giugnere algrande per altra via da quella delgigantesco e giugnere ad un belloche non è il maraviglioso. La vir-tù di operare che fu in quel seco-lo e nell’altro che venne dopo, se-condata dal concorso di propiziecircostanze, mandò ad effetto lainvocata riforma delle arti, e l’ar-chitettura sostenuta dalla gara de’principi e sommamente favoritadall’ entusiasmo religioso, perven-ne di corto al più alto grado a cuila sollevassero i moderni.

Ma si fatto splendore non fudurevole. Se l’impulso del geniomovendo da giusti principii avevariposto le arti nell’ avito seggio ,alla sola filosofia era conceduto dimantenervele; e chi, se non lafilosofia, può fermare le arti iuquel giusto mezzo che sta fra la