4o°
dovuva confessare che se le fabbri-che più cospicue de’moderni nonadeguano le antiche nella sempli-cità della composizione e nella pu-rezza dello stile, le pareggianonel magistero della esecuzione ele vincono nell’arditezza della co-struzione. Nè dissimulò egli que-ste lodi meritate da’moderni oveebbe a ragionare di quelle opereloro che sono degne di tali enco-mi. Non dobbiamo però dissimu-lare neppur noi che un tale difet-to di solidità nelle moderne fab-briche, non raro altrove, è più co-mune in Roma. L’A. nelle lettereal Sangiovauni racconta funesticasi per tal cagione avvenuti adalcuni moderni edifìcii di quellametropoli.
La spontaneità e l’energia chebrilla nei Principii cTarchitettura,la piacevole irrisione onde sonotrattate molte produzioni dal vol-go de’conoscitori reputate modellidi buon gusto , il breve numerodelle regole, la novità e il sennode’ ragionamenti, vinsero gli ani-mi de’giovani artisti e inaspriro-no F orgoglio de’ provetti che ma-ledicono FA. come satirico morda-ce e irriverente sovvertitore di o-gni più venerata disciplina. Anchei puristi, famelici sempre di nudeparole, dannarono lo stile di luibiliottato di modi francesi e ro-maneschi . Querela giustissima ,perchè il Milizia ridevasi de’ pu-risti e di quel tribunale che peristracca metafora s’ intitola dallaCrusca, c gridava che la prima cu-ra di uno scrittore debb’essere lachiarezza, scrivendosi principal-mente per essere intesi.
Le lodi e le censure provocateda quest’ opera incitarono ugual-mente l’A. a pubblicarne di nuo-ve. Scrisse quindi L'Arte divede-re nelle belle arti.
Se all’ aspetto delle stesse operedella natura non avviene che gliuomini sieuo ugualmente da un
ix’resistibile sentimento avveri itidella presenza del bello, perchè lavista intellettuale è pur essa su-scettiva di perfezione per via diesercizio e di confronto, quale stu-dio non sarà necessario per benvedere in sulle arti, ove tutte lebellezze d’imitazione più o menoderivano da convenzioni ? Fornitocom’era l’A. e di occhi per vedere,e di anima fatta per sentire, uscì,senza smarrirsi, dalle vie trite, esciolto da quelle superstizioni, percui gli scrittori che furono primadi lui eransi fatti eco gli uni deglialtri, giudicò secondo le propriosensazioni francheggiate e rischia-rate dalla teorica delle arti, c co-me dentro gli dettava andava si-gnificando. In questa operetta e-gli rassegna i capi d’ opera dellearti, ne esamina le parti e F inte-ro, quindi li coloradi tinte cosìcalde ed energiche, che trasfondenell’anima de’ leggitori quella im-pressione vivace , che u’ ebbe eglistesso; e raccolto così un buon no-vero di osservazioni, ne trae fuorique’principii che costituiscono glielementi della sua Arte di vedere.
Questo libro ebbe acerbe censu-re, massimamente perchè contienegiudizii troppo severi e dettati consuperba e cinica asprezza controil divino Michel-Angiolo (i).
E per verità, quella vasta e fe-conda mente che produceva ad untempo il Mosè, il Giudizio univer-sale e la Basilica di S. Pietro, quelgenio poderoso che sì alzò a sfida-re la natura e co’suoi giganteschipensieri parve con essa lottare,quell’artista filosofo, che improntò
(i) Il cav. Cicognara scrisse : « Chequest’ opera in mano de’ giovani è in-finitamente pericolosa, e potrebbe con-durli a sprezzare senza scolla, a con-dannare senza ragione e a divelli ared’utia cinica severità nelle arti con pro-prio danno e nessuna pubblica utilità r.Storia della Scultura. Tom. li, bit) V,Cap. II. fac. ayu.