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[Volume Nono e volume decimo.]
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va clic dovesse o bandire il ragio-namento o essere da quello sbandi-to. Egli disprezza la critica clic di-vide le idee, e per ismania di veritàprosciuga la facondia, e irrigidiscelo spirito. Onorava la vera criticadella quale fa principe Dionisio Lon-gino, la critica da lui chiamata ar-chitetta, che da un punto come dìprospettiva vede le parli del lavoroed il tutto.

La critica del Vico è veramentearchitetta. A lui l’arte del dire nonè la scienza ma la sapienza, che par-la viva ed acuta in modi adorni, co-piosi e accomodati al senso comune :eia sapienza è l’unione di tutte levirtù della mente e del cuore. L’eloquenza fa uso con dignità di tut-te le parti del sapere umano e divi-no. In questa condizione della di-gnità è più che un libro. La conve-nevolezza o il decoro fa tutto il bel-lo così del parlare come del vivere:arte, die’egli, a’dì nostri negletta.Noi moderni si studia le cose, nongli uomini: or senza conoscere ilcuore non è nè politica ned eloquen-za. Loda il Vico nello stile grandezza,splendore ed altezza; l’ama spedito,1* ama veemente; ma loda ancora ladelicatezza,la facilità, la proprietà, lachiarezza, la soavità del colore, lanaturalezza che fogge ogni liscio.Vuol che la lingua sia « come un» sottilissimo e puro velo di molle» cera che si stende sulle forme a-» stratte del pensiero; » vuole chele parole signoreggino sulle idee.La (piai signoria egli denota altrovecon queste espressioni possenti: «ma-» niera di dire piena di una fiducia

» generosa c d una asseverazione» magnanima ». Egli voleva anzi ildire tinto di passione: c nelle ope-re sue, sebben quasi tutte di mate-ria non passionata, sentì un bàttitoforte d’intima vita, l’accento d’uomoche parlando reprime un gemito, econtemplando patisce. Quante cosenon dice della vita del Vico c ditutti gli uomini eletti questa senten-za: « come al cadere del giorno ca-» dono maggiori l’ombre, così la» malinconia dà grandezza ».

Pare che pur l’improvvisa facon-dia non gli mancasse. E parlava la-tino con eleganza, e con eleganzascriveva il verso no, ma ia prosa.Plauto e Terenz.io padri d’eleganzaegli chiama, llairissime in lui quelleimproprietà che a’più dotti scrittoridi lingua inorila sono inevitabiliquasi. La vita dlel Caraffa è nota-bile in ciò ; la'voro sopra indegnoargomento, mai condotto con fortelena. Alto commetto aveva il Vicodella dignità d<eho storico, veraceconsigliere de’ principi senza ti-more nè adula/àone: alto concettodello stile istorilo ; Ili ('ZZO, die’egli,fra prosa e verso. Dello stile lapi-dario la potenza non tenne. Ne’ver-si italiani trovi negligenze assai: cheper amore del latino, o a meglio diredelle memorie latine, nelle quali e’vedeva le memorie di tutta l’uma-nità, lo studio dell’italiano egli ave-va intermesso. E così il greco, delquale pur conosceva l’utilità e labellezza. Ma non è negligenza vol-gare, nè arcadica loquacità quellasua. Un solo sonetto accenna quasiaccademicamente all'amore; la pri-i