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ma e più giovani! sua canzone, inistile più dell'altre accurato, accennaai dolori dell’animo inquieto suo. Adora ad ora, come per nubi torbide eacquose, lampeggia, unico ma gran-de, alcun verso di quella poesiacontemplante e quasi anacoretica,della quale lia l’Italia in tutte l’etàgrandi esempi: grandi, ma troppi.
Non è maraviglia che al Vico,più che al secolo suo tutto, Dante,malinconico ingegno e severo, pa-resse divino, al Vico, ingegno diquell’ austera famiglia. Ruscelli lim-pidi sembrano a lui quelli del Pe-trarca, gran torrenti il verso diDante. Questo delle rime d’amore.Nella Commedia le ire e gli stra-zi dell’Inferno gli rendono imaginedell’ire e delle stragi di Omero:nella forte pazienza degli spiritipurganti e’ conosce non so che si-mile all’Odissea: ma la pace lietadelle sfere celesti trascende ognipoetico paragone. Giovane ancora,nella solitudine di Vatolla, in unalibreria di 3Ionaci Francescani, disanta Maria della Pietà (dolce nome),ove adesso un’iscrizione rammental’ospizio che quivi ebbe questo prin-cipe ingegno; egli studiò con amoreVirgilio, il dottissimo quant 3 altrimai delle tradizioni antiche, Ora-zio, Cicerone ; e li comparò all’Alli-ghieri, al Petrarca, al Boccaccio, efin l’Allighieri gli pareva minore. Esmentisce tutta la vita del proprioingegno il degno uomo, laddove af-ferma che le cose della nostra teo-logia spossano la poetica facoltà.Dell’orazione per la legge Manillanon y’era, al giudizio suo, la più
grave ; c pure egli loda altamenteDemostene, come erede dell’ artiacute platoniche, e di quel regolatodisordine eh’ esce fuor della causain lontanissime cose, e improvviso efulmineo ripiomba sull’animo e losorprende ; come volgarizzatore delmetodo socratico, come signore del-l’invitto entimema.
I Latini studiò con amore piùintenso, i Greci amò come per in-vincibile istinto. Nell’esattezza as-somigliava alla greca lingua la fran-cese, fatta quasi comune al suo tem-po, della quale e’ non volle peròmai sapere.
La forma francese era aliena dal-ringegno del Vico. Troppo ci correda’ Ciclopi a’marchesi, al Rochefou-cault da Jlosè, da Romolo a Ninonde l’Enclos. Il Vico, l’uomo delle ori-gini, mal poteva intendere quella ci-viltà di terza o quarta mano. Usuorespiro e lo sguardo amano spazia-re nelle ampiezze dell’antichità, po-polate da’figli del suo pensiero. Egliha non so che di que’giganli da luiimaginati; robusto e semplice, altoe selvaggio. La civiltà francese èprosa ridotta in polvere di Cipro fi-nissima : il pensiero del Vico è poesialevantesi in massi di pietra viva. Leindagini circa le origini e la naturadella poesia sono gran parte del li-bro e della vita dell’uomo ; questanelle regioni del pensiero è scoper-ta d’immensa distesa. Con questecollegasi quasi tutto quant’ egli ra-giona e di storia c di politica e discienza e d’arte : e però non a casoegli parla d’una metafisica poetica,d’una logica poetica, d’una storia