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[Volume Nono e volume decimo.]
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più alla antichità che agli Egizi; eprimo mise in mostra questa nazio-ne, anzi fascio di nazioni, che solapuò darci in ombra qualch’imagi-»ne degli antichi Felasghi. La misein mostra innanzi che sorgesse l’im-perio di Pietro, simile a que’gigantiche il Vico sognava cresciuti nel lez-20. Se avesse ripensato agli Scitiladdove ragionava de’ Traci, nonavrebbe forse sprezzata tanto la tra-dizione che fa trace Orfeo. Dal set-tentrione venivano alla Grecia leMuse: Cadmo di Fenicia porta inBeozia le lettere : la colomba volada Menfi a Dodona. Dalla Macedo-nia, Alessandro e Aristotele: il con-quistatore dell’ Oriente per anni, ilre dell’ Occidente per secoli.

De’commerci di civiltà tra l’O-riente, la Grecia e l’Italia, molto ne-gli ultimi quarant’ anni fu scritto esognato : ma il mondo non è ancortanto vecchio da potersi rammenta-re quelle vecchissime cose. L’età de-crepita ravvivale memorie della in-fante: e il Vico in tanto indovinòde’ primordi del mondo in quanto lasemplicità della vita, la meditazionee il dolore lo fecero antico. Ma tuttoindovinar non poteva: gli è lode as-sai avere pensati alcuni canoni diragione, date alcune norme di cri-tica, alcune questioni aver poste,d’alcuni pregiudizi aver dubitato.

Ma il Vico or troppo dà a Roma,or troppo le toglie : ora pone tut-ta la sua fatale potenza nel sito, edafferma che, se favoreggiate dal sito,Numanzia e Cartagine diventavanoRoma ; ora dice che nell’eroismo Ro-ma avanzò tutti i popoli della terra;

che Atene, nazione di filosofi, Ro-ma nazion di soldati. Sebbene al-trove confessi che la grandezzadelle imprese romane sia compen-sata con vantaggio dalla maturitàdelle greche.

Atene, Sparta, Roma a lui sonole tre città più luminose del mondo.Sparta più di Firenze. Questa eglichiama acerrima nazione : alta lode,non piena. Venezia città fondata pe’secoli; glTtaliani con gli Spagnuo-li, tra le nazioni acutissimi. La Spa-gna agguaglia a Roma, la Franciaalla Persia: strano paragone, nonfalso del tutto ; che nel fare spe-gnitoio è, con meno semplicità, nonso che del romano; e la grandezzadi quell’impero rammenta, se nongl’incrementi, la decadenza di Ro-ma: laddove gli spiriti monarchicidella Francia, e la potenza politicadel suo clero, e gl’impeti subiti, e iquasi irremediabili disperari, ten-gono dell’Oriente: se non che lagrandezza ci manca. Compiange lasolita infelicità delle francesi allean-ze: ma dice il regno degli Angioiniin Italia preclarissimo : bestemmiarea. Il Richelieu, filosofo e teologogrande; grande Arminio. Famosanazione i Tedeschi, e non mai av-vezza a ubbidire ad imperii stranie-ri, ma paziente degli indugii in esi-mio modo. Gli Ungheri, ingegnosi,e per questo discordi. Pensatricel’Inghilterra : acuta l’Africa, testi-moni Annibaie ed Agostino. I Tur-chi nazione luminosa che temperanol’orgoglio col (listo, con la liberali-tà, con la gratitudine. Ma se nonullro eorutn virìbus Christiani sua