consilia adderei! t, sponte sua dè-fecturos. La lingua slavonica diffu-sa, perchè le nazioni slave tenneropaesi o feraci o acconci ad ampiocommercio : e un prezioso passo d’Erodoto, forse non osservato dal Vi-co, attesta il pingue pastorale com-mercio degli Sciti. Inghilterra e Po-lonia destinate a sottomettersi al-l’assoluto reggimento d’un solo. Senon che molto saviamente egli af-ferma , contro alla materiale sen-tenza del Montesquieu ( eh’ è piùvera, cioè più moderata, in Platone),e contro tutti coloro che assegnanoal perfezionamento della stirpe uma-na limiti quasi fatali, afferma che ipopoli son tali e di senno e di voglie,quali l’educazione li fa. Massima pie-na d’affettuose speranze, e di fedeanimosa negli uomini e in Dio.
Non pochi di codesti giudizi e pre-sentimenti di questo intelletto umil-mente altero, dimostrano,com’egli,vero raggio di divinità, d’un soltratto si distendesse al passato, alpresente, al futuro; e i grandi prin-cipi! co’ fatti minuti confermasse, equesti illustrando nobilitasse conquelli. Dimostrano come il Vico fos-se nato di quella veramente realefamiglia di storici italiani che signo-reggia col pensiero gli avvenimenti,giudica i secoli, e colla premiatrieeo punitrice parola eseguisce immor-talmente nella repubblica delle co-scienze la legge del vero.
Come senno storico e come sennopolitico, non fu tanto riguardato,ch’io sappia, il Vico; e pure la sto-ria e la politica scn ruscelli dellasua scienza dell’umanità. Dalla cri-
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tica dell’arbitrio umano (men fumo-sa scienza, che la critica della ra-gione pura), volev’egli dedottele norme all’ arte del governa-re gli stati. Più vero del Monte-squieu, del Machiavelli più onesto, eperò più severo; del Romagnosi piùlargo, più ispirato, più splendido.
Primo il Vico conobbe che lastoria dev’essere a certe leggi sog-getta, e talune di queste leggi fer-mò. Polibio e gli antichi deduconoosservazioni generali da’fatti, il Ma-chiavelli trae consigli, il Vico de-termina leggi. Ma le sue leggi, ap-punto perchè generali, non fannoforza alla pratica: anzi egli dice chel’uomo dee nelle teorie rattenersi,come cavallo animoso, per poi nellepratiche cose correre di maggiorlena. Il senso comune è a lui lanorma suprema del libero arbitrioumano. La prudenza è più alta a luidella scienza: la scienza cerca unacausa sola di più effetti; la pruden-za, d’un effetto più cause. Mirabilesentenza, alla quale pochi mottid’umano labbro si possono compa-rare. Nel cercare i minuti semi de’fatti sta il senno, e da quelli cono-scere lo stato de’popoli, e prevede-re i lor destini avvenire. La ScienzaNuova, tra gli altri suoi usi, è un’ar-te diagnostica da dare i gradi dellanecessità e utilità delle cose. Diceegli ancora : gli stolti non veggonodelle cose nè il sommo nè l’infimo ;gl’ ignoranti avveduti, l’infimo ; idotti malaccorti, dal sommo fannogiudizio dell’ infimo : i sapienti dal-l’infimo s’innalzano al sommo. Que-sti provveggono all’ eternità.