del suo Ordine, dignità che gn tuscala alla concessagli nel 1791 diDefinilor generale. Queste onorifi-cenze non gli procacciarono chenuove e più crudeli amarezze da’suoi confratelli. Deploravano gli a-mici questo suo continuare ad inge-rirsi delle cose fratesche, ma eglistava ognor fermo nella credenzache da uomo ad uffizii di religioneconsagrato niuno trasandar si do-vesse degli obblighi del proprio mi-nistero , e continuava per lìtio inquello di confessar monache.
II suo Saggio ... su la tipografiaParmense divolgato nel 1791 levògran plauso per ogni dove, e datutte parti gli vennero gratulazionide’più solenni bibliografi.
L’anno dopo la comparsa di que-sto Saggio che fu posto anche infronte al tomo 3. degli ScrittoriParmigiani uscì finalmente il primodella tanto desiderata Storia dellacittà di Parma, la quale co’ tresuccessivi non potè condurre cheall’ anno 1 3 iG d’ onde comincia lamia continuazione.
Lo stile di questa Istoria è, comein tutto l’altro del P. Ireneo, facile,ma talvolta trascurato. Come a-vrebb’egli potuto infiorar di tutteeleganze oltre a cento opere più omeno voluminose scritte nel brevevolgere di 30 anni o presso, da’qualiè da sbattere la metà per le curefratesche? Essa ebbe taccia d’es-sere poco importante sino al mille,e troppo distemperata in minutaglieper rispetto ni tre secoli e mezzosusseguenti. Ma come poteva egliin tanta tenebrosità di tempi render
piu importanti que ; mille anni, se amalgrado di enormi e diligentissi-me indagini, non trovò maggioridocumenti? Quanto alla seconda ac-cusa essa cade da sè a’ tempi pre-senti in cui sembra universalmenteconvenuto che una storia munici-pale debba allargarsi anche a mi-nuti particolari. Gli sieno piuttostograzie fendute dello avere scopertee fatte pubbliche tutte quelle noti-zie di che difettavamo avanti di lui.Certo è che per consenso de’ piùera egli riputato il valentissimo de-gl’ Italiani nel fatto delle cose isto-riche dopo la morte del suo amicoed estimatore Gir. Tii'abosehi ; ecome a tale rivolgevasi ad IreneoFrancesco Maria d’Este, Vescovo diReggio, perchè assumesse di rispon-dere ad una Memoria Storico-di-plomatica divulgata poco prima perla Camera ducale di Modena controi Privilegi della Badia di Nonun-tola, di cui era abate quel vescovo.Assunse egli un sì onorevole incari-co, e confutò vittoriosamente gliavversarli in tutto che sguardava laparte isterica del gran litigio. Nèandò molto ch’ei dovette impugnarla penna in difesa del proprio Con-vento, e scrisse e pubblicò le sueRicerche Storico Canoniche ... in-torno la Chiesa , il Convento, e lafabbricadella SS. Nunziata di Par-ma, ec. compilate con Tulliano co-raggio, anche per rispetto agli altipersonaggi che faceano spalla agliavversarii. In questi ultimi lavoriben si pare quanta fosse la dottrinadell’ Affò anche nella ragion cano-nica.