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[Volume Nono e volume decimo.]
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Non parlo d’altre scritture mi-nori, o inedite o pubblicate, per ces-sar lunghezza, e non uscire deci-miti prescritti dall’ opera in chedebbono essere inseriti i presenti ri-cordi. Chi ami più circostanziate edintere notizie delle vicende e de’ la-vori di questo celebre ed instanca-bile letterato, vegga, il ripeto, l’am-plissima Vita eh’ io ne posi in frontealla mia Continuazione delle Mem.degli Scritt. e Leti. Parmigiani,non che le addizioni da me fattead essa Fila nel voi. che le viendopo, e stia contento al leggere quiil poco che segue.

Uscente l’aprile del 4707 egli evasitrasferito alla sua patria sì per vi-sitare in qualità di Provinciale quelConvento, e sì pev altre bisogne.Stavasi colà, iscriveva egli stesso,riposatamente e lietamente interfratres et inoniales e correggevala stampa delle estreme pagine del-le sue Memorie del P. Bocchini checompiscono il 5. Yol. degli Scritt.Parmigiani. Tali letizie, tali riposinon erano che un breve preludiodegli eterni ai quali accennava iltremendo morbo da che fu colto il4. giorno del conseguitante mag-gio. Prestava egli i creduti ultimiuffizi della religione a Barbara Pon-ticelli, gravissimamente inferma difebbre petecchiale, e già sfidata da’medicanti. Rintegrossi in sanità nonmolto appresso la spacciata donnae trasfuse nel ministro di Dio ilmortifero morbo il quale tanto smi-suratamente crebbe che pochi gior-ni appresso quello stesso BonafedeVitali, medico principale di BussatoVoi.. IX.

che avea quarant’ anni avanti crea-ta, quasi direi, la vita letteraria d’I-reneo, della corporea fu costrettoricevere gli ultimi aneliti. Ogni spe-ranza era già dileguata nel settimogiorno della febbre, ed il mestissimomaestro, rifiutante ogni altra per-sona, diedene 1’ annunzio al suo di-scepolo con vane rivolture di melateparole. Il moribondo colse di trattoil senso delle ambagi senza dar se-gno di terrore o di commovimento:privilegio d’uomo veracemente reli-gioso, di non fucato filosofo. Al fi-nale passaggio apprestassi con ma.ravigliosa costanza e serenità, chie-dendo di subito i divini soccorsi. A-gli addolorati confratelli che in la-grime dirotte circondavano il suoletto di morte, egli, Provinciale, conmemorabile esemplo di umiltà chie-se affettuosamente perdono d’ ognidispiacenza di cui fosse loro statocagione, e, Provinciale, compostaSjin dignità di eloquio, comandò sjtrasmettessero i consueti annunzi disua morte a’Conventi dell'Ordine;e a nome di lui si domandasse per-dono d’ogni suo mancamento anco a’Religiosi di quelli. E nel lasciareI’ operosa sua vita fece laudabilmorte il decimoquarto di maggio, eandò raccorre il frutto delle sueinenarrabili fatiche. All’ udirsi dellasua fine in Busseto ed in Parmatacquero le nimistà, e tale si provòun’ angoscia, e così universale fu ilcompianto, che la parola non bastaa significarli. Allo spegnersi d’uo-mini di tal fatta ogni cuore è com-preso da tristezza, ogni mente dadoloroso stupore, le sue esequie ve-