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[Volume Nono e volume decimo.]
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grammi della turba di que’ discipli-nati apatisti, cui il salario è misuradi carità e di fervore. Finita essapratica, se ne stava col padre, dalquale veniva insinuato nelle can-cellerie; ignoriamo se per muta-mento del primo proposito, se pervaga istruzione, se per più altesperanze. Ciocché pare, egli è cheal lasciar l’ospitale Luigi s’inna-morasse d’una bella di Prato; mafu amor casto, solitario, che agitòl’animo senza determinarlo. Frat-tanto ben degno esercizio di mentee di cuore gli offeriva Vittorio Al-fieri in propria casa, dove l’ammisea rappresentare la parte di Gomeznel Filippo; e il confortava conlodi, che nella bocca di quel severoerano preludio di fama lontana.

Ma fosse che la gravità tragicanon gli desse fiducia ad aprire in-teramente la propria inclinazione,fosse che il chiuso fuoco dello spi-rito venisse meglio suscitato e mos-so dal commovimento allora uni-versale delle battaglie e dei partiti ;fatto sta, che il Vestri venne an-ch’esso allucinato dallo splendoredelle francesi milizie, e dalla larvalusinghiera che le accompagnava,la quale aveva quel bugiardo nomedi libertà, che tutti sanno. Onde,abbandonatosi al calore del senti-mento, col suo bel diploma di chi-rurgo s’immischiò fra le soldate-sche comandate da Macdonald,e s’av-vantaggiò fra gli assedii, i trionfie i cadaveri nella conoscenza del-l’uomo e della sventura. Or vede-te: due grandi italiani, Botta e Ye-stri, postisi dapprima a chiudere le

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ferite a chi le apriva all’ Italia, l’unoriuscire a raccontarci i ludi bri del-la patria, l’altro a rappresentarnei risultamenti del costume.

Atterrito alla Trebbia, vista laritirata de’Francesi sul Varo, co-nobbe meglio sè stesso, e lasciò sulcampo i feriti per condur sulle sce-ne quella maraviglia d’imitazione,che non si vide nè prima, nè poi.Questo cambiamento viene da al-cuni attribuito ad un accidente, daaltri ad un amore, dai più a ne-cessità di pane. A noi sembra unfatto semplicissimo, e niente singo-lare, chè già la tempra del giova-ne Vestri inclinava a quell’eserci-zio, nè mancavagli se non che certastanchezza d’effervescenza giovani-le a bene interpretarne l’impulso,e certa opportunità a seguirlo de-terminatamente. La stanchezza e ildisinganno lo coglievano a quel-la rotta de’ Francesi, 1’ opportunitàgliela offeriva al ritorno di lui daNizza la compagnia de’comici con-dotta da Consoli e Zuccato, chetrovavasi a Reggio, e che mancavad’attore per le parti che dicono dipadre nobile. Bastò una prova perarrischiarsi:, e nel carattere di Mer-val nella Clementina e Dorvignidiede apparenza di molto studio edi lunga pratica.

Gl’ingegni potenti s’indovinanoa vicenda: De Marini, il quale giàda alcuni anni s’adoperava alla ri-forma dell’arte, associato alla com-pagnia di Andrea Bianchi intornoal <1806, insieme al Vestri, dopopoche recite fatte a Bologna, co-nobbe qual maggior successo ayreb-