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[Volume Nono e volume decimo.]
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seria, i quali vanno perduti nell’ a-rena delia non curanza.

Il Fabbrichesi, compiuto il suocontratto, che il vincolava alla cor-te del re di Napoli, tornò a correreper l’Italia colla sua compagnia ;la più eletta di quante se n’abbianosin qui avute. Applausi in ogni luo-go; ma il povero capo comico sten-tava a indennizzarsi dei forse centozecchini che quotidianamente glichiedeva la eccellenza della sua im-presa. Eppure i cento zecchini era-no e sono paga giornaliera di soloun cantante nei teatri principali diItalia ; e fors’ anche di solo un bal-lerino. Fabbrichesi offeriva al collopublico una commedia di Nota, chea quel forte ingegno costava pa-recchi mesi di studio, recitata daDe Marini e da Vestri, due attoriche c’invidiava l’Europa, e il collopublico batteva le mani; ma i de-nari li versava nelle tasche de’ suoimaestri di musica, de’suoi cantantie ballerini. Anche in Francia, diconoalcuni, si fa altrettanto; ma in Fran-cia, rispondiamo, mentre coll’ unamano si danno venti mila franchiper un’ opera in musica, coll’ altrase ne danno cento mila per un ro-manzo, e i valenti comici non sonomeno pagati dei valenti cantanti.Non è che noi guardiani il denarocome argomento di merito veruno;diciamo noi pure con molti altri, ildenaro non poter essere compensodegno d’ opera gentile veruna ;vuoisi però distinguere indennizzoda compenso. Abbiano i vanitosi egli avari e la genterella il loro a-mato contante: ma abbiano gli ar-

tisti di che vivere, s’indennizziinodelle spese, del tempo che spendoinoe di quello che non possono piùspendere per istanchezza, per me-cessario riposo, per infermità, pervecchiaia.

Morto il Fabbrichesi, il nosttrocomico s’ incaricò di dirigere lacompagnia sino al termine de’ com-tralti, e ne uscì non senza amarez-ze, e con debiti molti. Per rime-diarvi s’ aggregò all’ altra del redi Piemonte , condotta dall’ egre-gio sig. Bazzi. I Torinesi ne furonolieti, e il Vestri col buon appa-naggio potè in parte sdebitarsi egodere alcuni anni di pace onorata.Adempiuto T obbligo suo, riassume-va la direzione di nuova compag niaa spese di Carlo Re, impegno di bre-ve durata, chè aveva fermato ilpatto di rientrare nel 4843 al ser-vigio della Corte di Torino.

Trovavasi a Bologna colla dettacompagnia di Carlo Re nell’ agosto4841, allorché un favo vespaio insul dorso troncava la sua vita lamattina del diecinove di esso mese.Non giovarono le sollecitudini ed ijsupere di chirurghi reputntissirai;i tagli operati a sradicare il morbonon valsero che a mettere l'infeliceall’ ultima prova di pazienza e dirassegnazione. La quale fu grandee affettuosa perchè fu pia; e cristia-namente chiudeva gli occhi collasperanza del perdono e della pace.Lasciava sei figliuoli poveri, ine-sperti; lasciavali eredi di esempio edi celebrità: ricchezza sublime, manell’ abbiezione e nella ignoranzainfruttuosa.