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[Volume Nono e volume decimo.]
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lo per eccesso di buon cuore, ilPoeta fanatico, affaccendarsi die-tro ad ingegneri, pittori, macchini-sti, muratori, falegnami, fabbri, lat-tai , intagliatori, lampanai e tap-pezzieri; lo si vide con quel suo visoda Burbero benefico piantarsi insull’ alba nell’ atrio del teatro, collemani in tasca, impazientirsi dell’in-dugiare dei fabbricatori ; al lorogiungere bravarli, pregarli, ammo-nirli, sollecitarli; poi mandarli al-l’oste a dimenticare le sue maleparole; e ad ora tarda, trafelato,abbandonarsi sur un sofia in casadel duca; e il duca eia duchessaguardarlo e sorridere; sorridere dipietà e di lene scherno ad un tem-po. Più bello fu ancora il vederload ordinare lo spettacolo destinatoad aprire esso teatro : si volle V o-pera, e Vestri, dimentico di ognicura dell’ arte propria, attese, con-forme la bontà delle sue idee, adunire cantanti e suonatori de’ me-glio lodati; per maestro Rossini,per direttore d’orchestra Paganini.Or Rossini, Vestri e Paganini, que-sti tre principi del buon gusto, sirampognavano e si baciavano a vi-cenda, secondo che l’estro dell’ unoaderiva od opponevasi a quello del-1’ altro ; poi tutti e tre, e con essiqualche poeta e qualche pittore nel-le sale del duca, non come negli ortidi Mecenate a meditar feste e adapparecchiare incensi ad Augusto,ma ad acealorire nella letizia difratellevole affetto le ispirazioni delgenio. — Se non che parve, si sde-gnassero i Romani del vedere il loroRoscio moderno cedere ad altri i

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propri onori; onde per alborai laMatilde di Chabran non ottennealcun buono riuscimento. l)i che ilpovero Vestri ne fu dolentissimo; eperduta ogni speranza, lasciò Romae il suo duca senza soldi e senzaconforti.

Firenze, Livorno, Milano e Trie-ste 1’ accolsero con plausi e festeg-giamenti senza fine ; rialzossi il suospirito; e tornato a Roma dicono,eh’ e’ venisse onorato , non comeumile artista, ma come illustre edamato cittadino.

I nuovi onori giovavano al suoaniino, non però alla sua domesticacondizione. È fatalità di coloro cheesercitano le belle arti il non saperamministrare misuratamente. Si di-rebbe che le Muse, a non far vili iloro sacerdoti, loro tolgano affattola facoltà di computare. La ragioneè Ovvia, sembraci: nessuna facoltàdell’ uomo s’ assottiglia senza qual-che scapito delle altre. Vestri nonsapeva persuadersi del come se negisse il danaro; e lo chiedeva ad unsuo agente, che gli rispondeva conaria grave: è cosa mondana. —Mala necessità alla fin fine gli si posedavanti, e gli commise di smetterele imprese e di tornare agli stipen-di altrui. Il buon Fabbrichesi sop-perì a’ suoi bisogni e l’invitò a Na-poli, dove venne ammirato e tenutosiccome fregio de’reali spettacoli.Forse avrebbe potuto il Vestri por-re in sesto colà le cose sue, e prov-vedere alla educazione de’figliuolie alla propria vecchiaia; ma la vec-chiaia e i figliuoli dei bravi uominisono rimasugli o depositi della mi-