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[Volume Nono e volume decimo.]
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gonetti, che per la via di mare s’eraavvisato di recarsi a Londra. Sco-perto il profugo e la lettera, fuconfinato il Pacchierotti per circaun mese in privato alloggio a Ve-nezia. Era allora colà Napoleone;gli stavano a fianco due tra gli in-timi del Pacchierotti, da quest’ ulti-mo beneficati in torbide circostanze.IJna sola parola di persona bene-visa al generoso Imperatore avreb-be potuto temperare la zelante se-verità de’ministri, avvenendo spessoche l’istoria carichi i principi di du-rezze non conosciute e non proprie.Ma nella sventura gli amici perlo più tacciono ; ed il labbro poicortigianesco non consulta mai ilcuore.

Restituito il Pacchierotti dopo unmese alla libertà, tornarono i be-nevoli e tra questi il senatore Stra-tico e Cesarotti, continuando sof-focate cordialità con personaggi dirango e di talento.

Anche l’immortale Rossini visi-tava il Pacchierotti. Ravvicinato co-sì l’arbitro delle melodie al sovranocantore dell’anima, questi rinfac-ciava all’ altro il decadimento delcanto per le troppo assordanti elussuriose innovazioni. Datemi unPacchierotti e saprò scrivere an-che per esso! rispondeva il Pesa-rese. Ma neppure tutti i maestriprecedenti avevano scritto per unPacchierotti, dacché ordivano sol-tanto lo scheletro delle sue parti,lasciando all’esquisita sua fantasiad’incarnarle e colorirle; ed in quel-l’epoca in che si facevano seral-mente e replicatamente tornare daVoi,. IX.

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capo i cantanti nei pezzi di mag-giore effetto, il Pacchierotti non sicopiava mai. Avvenne perciò chealcuni tra i maestri i quali scrive-vano per lui avessero grande famadurante le rappresentazioni, al ta-cersi poi del classico artista assolutadimenticanza. Anche terminata lacarriera teatrale era tanto l’amoredel Pacchierotti all’arte sua, chegiornalmente esercitavasi solo e ce-lato nei misteri del canto fino allapiù avanzata età, prediligendo so-prattutto i salmi di Benedetto Mar-cello, dai quali dicea aver imparaloquel poco che sapeva. Gli artistipoi di qualunque merito venivanosempre da esso incoraggiti, e coisuoi consigli fruttò a molti rino-manza e fortuna.

Quasi ottuagenario fu colpito daidrope, e vedeva con occhio rasse-gnato avvicinarsi il suo tramonto.Poehi momenti prima che l’agoniagli schiudesse le porte della eter-nità nel 28 ottobre 1821 ripetevaegli con l’usato prestigio di com-movente espressione divoti carmidel Metastasio; e volto con tutta1’ anima a Dio lo scongiurava sicompiacesse aqgreqarlo fra i suoipiù umili cori. Quell’anima e quelcanto non eguagliato quaggiù eraanche degno dei celesti !

Chi detta queste pagine ripetetutto dal Pacchierotti, adottata dalui come figlio tra i più vicini pa-renti. Non esagerazioni però di gra-titudine, ma scrupolosa verità fuguida all’esposto, appoggiata agliscritti contemporanei, alle viventirimembranze ed agli esimii trattati

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