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[Volume Nono e volume decimo.]
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sa le tante volte sui nostri teatrisemiserii?E perciò se il Cerlonecon quel suo feracissimo ingegnoavesse studiato F arte e non il se-colo, e moderato lo slancio dellafantasia con lo studio de’ classici,sarebbe stato forse il ristoratoredel teatro comico italiano di queigiorni : ma egli nato tra il popolo,volle piacere a quello, lo secondòne’ suoi capricci, si appagò dellesue lodi, e coinè tanti altri ingegni,andò perduto dietro le stramberiedel secolo che lo dominava. Eppu-re nessuno più del Cerlone avrebbepotuto lasciar la falsa via per labuona. Tanto è ciò vero, in quantoche appena venute in luce le Pa-mele del Goldoni, il Cerlone, inva-ghitosi del subietto, pensò di trat-tarlo nuovamente, adattandole allescene del teatro comico nazionale,e riuscì nell’ assunto. E parendogliche una umile protesta dal cantosuo potesse scusarlo presso Goldo-ni, gl’inviò le Pamele rifatte allasua guisa, e con riverenti parole losupplicò a volergli perdonare tan-to ardire, essendo egli un poveroricamatore di seta. Goldoni, indi-spettito forse dal veder cangiatoun suo prediletto argomento, oforse preso da mal umore per leingiuste satire del Baretti, scorte-semente rispose con due versi:

Se sei ricamator come poeta,

Poveri drappi e sventurata seta !

Questa satirica risposta non for-mò giudizio intorno al faceto scrit-tore napolitano, poiché Francesco

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Cerlone, nato scrittoi’ comico, seb-bene non educato a’ buoni studii,mostrò quanto l’ingegno può fare;scrisse con arguzia, con sale, concelerità immensa ; fondò il teatronazionale nel suo paese, ed avreb-be vinto i suoi emuli, se non avessefallito la via del vero gusto teatra-le. Le sue opere sono moltissime,e ne scrisse sino a vecchiezza. Pa-recchie edizioni se ne fecero a Ve-nezia, a Roma, a Napoli, e F ultimadi Masi napolitano porta la datadel 1827. I biografi e gli scrittoritutti di cose teatrali furono moltoingrati verso di lui. Il Boccaneri,il Poli, il Signorelli non danno alui encomio veruno, e molli diquelli che F imitarono ne taccionoanche il nome. E coscienziosa ope-ra il ricordarlo ai suoi concittadinied al suo paese, poiché molti cheil volgo ammira e crede originali,seppero con arte vestirsi delle o-scure sue spoglie.

Ma prima di chiudere questo ar-ticolo non vo’ tacere che alcunivecchi uomini asseriscono micheoggidì che il Cerlone non fu il ve-ro autore delle commedie impressecon in fronte il suo nome. E vuoisiche uno zio di lui, uomo alquantoistruito e religioso tra’ frati Anto-niani, desse opera occultamente ascriver di tali commedie, e non po-tendo esporle al pubblico sotto ilsuo vero nome (perchè frate) viponesse il nome del suo parenteFrancesco, il che taluni critici sti-mano provar più chiaramente as-serendo che il ricamatore France-sco Cerlone era analfabeta e sapeva