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[Volume Nono e volume decimo.]
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volgarizzamenti. In Italia prima dilui i volgarizzatori si erano attenutia un far troppo largo, e non è chinon vegga quanto quei sopraccari-care le tinte con intempestivi ag-giunti , quell’ uso continovo dellaperifrasi nocciano al merito ancode’ più vantati modelli che vantia-mo in questo genere. Se puerile èIl proposito di tradurre verso perverso un autore latino, logico edutile è il proponimento di rispetta-re certe giaciture, certi sposta-menti che violati tradiscono il con-cetto dell’ originale. Il Solari ebbeseguaci esagerati che ne parodia-rono il metodo, altri valenti che ri-gettando la forma assoluta del pa-rallelismo ne ritennero le altre sa-vie norme e tra questi non vorràcerto sdegnarsi d’essere aggregatoil valente traduttor d’ Orazio, 1’ a-bate Mauro Colonnetti uno de’ piùillustri filoioghi di che verameutes’onori l’Italia. In generale io vor-rei messo per fondamento all’ artedel tradurre questo canone : labrevità è gran mezzo di perfezione.

Ben meritò il Nostro, sotto altroaspetto, delle buone lettere, pur-gando sagacemente il testo de’ver-si intrusi , contrassegnando i so-spetti j ben collocando i trasporti;nelle moltiplieità di varianti pre-ferendo la frase o parola che dàmiglior senso, comunque paia da’codici non sostenutadove il sensoè incoerente cercando di apporviun’ emenda sulle tracce, quando sipossa, delle antiche voci alterate ;in dissonanza di Mss., rispettandopiù i dettami d' una giusta criticaVoi,. IX.

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che la varia lor fede. Queste eranole mire che da filologo avveduto egliaveva seguito per la ristampa de-gli originali latini : e zelatore dellamorale pubblica e de’ costumi chela mantengono, seppe, traducendo,velare con mano pudica que’ con-cetti e quelle frasi che sentivanonel latino di turpe licenza.

Il Solari assoggettò anche altriscrittori all’ accorciata sua tradu-zione, e non solo sui latini esercitòqueU’acre e pazientissimo ingegno,ma sperimentò il suo metodo sopragli stessi Greci ; e ardì di asserireche fatta la debita detrazione delleperifrasi ripetute e degli epiteti in-concludenti, anzi che molestarlo,gli peccava spesso dì vóto un Ome-ro (1). Vestì di sciolti 1’ elegia ca-tulliana sulla chioma di Berenice ;tradusse le due odi di Saffo, rendu-te in saffico anche in latino : ninnoperò di questi ultimi lavori vide laluce. Si conservano altresì mano-scritte presso gli eredi del Solari,le compiute traduzioni di Persio edi Giovenale e di quattro libri del-la Tebaide di Stazio, e si diconosmarrite altre sue opere, e fraqueste un mirabile ditirambo sullaRisurrezione del Salvatore. Tra-dusse con eleganza, nerbo e puris-sima locuzione latina una visionedel celebre Varano e lasciò altrepoesie, dissertazioni e panegirici,che tutti i cultori delle lettere bra-mano ardentemente di veder fattidi pubblica ragione. Se non fosse

(i) Di questa versione omerica non la-sciò che frammenti,

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