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ture del pubblico matematico Zen-drini « perchè ponderando egli con» la già nota esimia sua virtù li» suggerimenti proposti dallo stes-» so, producesse il proprio parere,» avendo in vista sempre gli effetti» e le conseguenze che potrebbero» derivare dalli medesimi, aggiun-» gelido inoltre quel più che la e-» sperienza e cognizione di lui pen-» sasse giovevole a farsi per conse-» guirne gli effetti proposti della» navigazione e dell’ utilità che» sempre ne deriva dalla medesi-» ma ». Non è poi a dirsi come laYeneta Repubblica, che d’ordinariosolea coltivare gl’ingegni distinti esortimeli a luminosi impieghi, s’ a-doprasse a persuaderlo ad accetta-re una cattedra nell’ università diPadova ed altro onorevole incari-co; s’era pure adoprato nel 1703il Ministero di Vienna che colà loinvitava col titolo di consigliereaulico. Anche l’imperatore delleRussie, Pietro il Grande, non sì to-sto fermossi nel disegno d’institui-re un’ Accademia di scienze in Pie-troburgo, che a sè chiamava « con» invito assai decoroso il conte Ric-» cati, largo premio offerendogli al» suo valore corrispondente ». Maegli, preferendo ad ogni altro benela tranquillità, il puro amore dellafilosofia e gli affetti domestici, ri-fiutò quegli onori ch’altri avrebberoambito perdutamente. Pure cotestapace domestica, di cui sì tenero egliera, fu turbata nell’ottobre del -1749dalla morte avvenuta della moglie.Fu allora che, mal forse reggendoalla vista di tanti oggetti, che tante
acerbe memorie gli ricordavano,pensò di trasferirsi colla famigliain Trevigi, alla cui nobile cittadi-nanza fino dal 6 giugno del 4747era ascritto. Ivi si raccolse tuttonel ritiro delle sue stanze, ove con-sumava le lunghe ore nel leggere,nel pensare, nello scrivere o nelconversar dottamente co’proprii a-mici. Nè tra’ pensieri avrà certo oc-cupato l’ultimo posto quello di pre-pararsi al gran fine che lo attende-va ; poiché mai le occupazioni let-terarie e scientifiche non lo tolseroall’ adempimento più severo degliatti di religione e all’ esercizio diquella cariLà verso i prossimi, cli’è1’ elogio più bello dell’ uomo pergrande che sia ; senza cui tutte lealtre corone per me impallidisconoassai sulla fronte de’ personaggipiù celebrati. Di questo affetto reli-gioso, che profondamente meditatoegli sentiva, ne fanno testimonianzai varii scritti in difesa della rivela-zione e gli argomenti usati controil deismo, anche allora dominante,per cui, ripete un eloquente scrit-tore, « a cagione di questi meriti» congiunti, siccome furono, con» una vita sempre virtuosa, edifi-» caute e cristiana, ha il diritto di» esser posto nel catalogo de’gran-» d’ uomini, che hanno umiliato (se» v’ha umiliazione) il loro spirito» alla verità della fede ». Tantascienza e virtù che il fecero caro al-l’Europa, all’Italia, alla patria,resero acerba per tutti la morte dilui, che avvenne il 45 di aprile del-l’anno 4754. Furono pietose, lacri-mate, solenni l’esequie celebrategli