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[Volume Nono e volume decimo.]
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portossi a Parma, insegnò retto-rica, e di là prese la via di Ro-ma, onde apprendere giusta le di-scipline del proprio istituto la teo-logia. In cotesto studio e in quel-lo delle matematiche ebbe a con-discepoli il p. Ruggero Boscoviche Giuseppe Asclepi, e nelle scien-ze esatte a maestro il p. OrazioBorgondio. Non è però a dirsi, chepria d’ora non fosse in Yincenzoper gran parte il paterno germematematico sviluppato ; poiché ,quand’ eragli dappresso, in casadel saggio suo genitore le autun-nali ferie trascorrendo, faceva in-sieme con esso, co’ fratelli, ed al-tri illustri personaggi, a quel Pal-ladio della dottrina accorrenti, og-getto d’istruzione e sollievo loscioglimento de’ problemi più ar-dui d’ algebra , di geometria , dimeccanica. Come però si avviderogli accorti reggitori della compa-gnia, che alle matematiche princi-palmente inclinava lo ingegno deiRiccati, e che agevolmente in es-se avrebbe provveduto al maggiorprofitto degli alunni ed alla famadel collegio, a cui appartenesse;così tre anni dopo il suo arrivoin Roma, cioè nel 1739 lo elesse-ro allo insegnamento di calcolo inBologna, cattedra che di que’gior-ni lasciava libera il p. Luigi Mar-chenti. Per ben sette lustri congloria sempre crescente e nume-rosissimo concorso di alunni inse-gnò la medesima scienza, « e vi» fe’, scrive lo Zendrini, tal nu-» mero di eccellenti allievi da po-» tersi dire, che i più illustri pro-

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» fessovi delle università d’Italia» erano sua scientifica figliuolan-» za ». Crebbero infatti per luiall’ amore e alla gloria delle ma-tematiche i Gesuiti Panigai, Bra-nieri, Cavina, Van-autgarden, ilp. Saladini monaco celestino, ilMariscotti, il Malfatti, il Fantoni,il Pedevilla, il Giannini, il Calda-ni , ed altri moltissimi, cui sareb-be troppo lungo lo annoverare.Una soavità di maniere, che pre-sto si conciliava l’afTetto degli sco-lari, una candidezza di espressioniche non lasciava nulla di oscuro,una finezza di criterio, che pene-trava i nascondigli più tenebrosidella scienza e di una luce bellis-sima rischiaravali, un amore perla dottrina professata, che facil-mente nell’altrui animo trasfon-devasi, uno studio indefesso cheprovocava all’ imitazione quantivolessero tener dietro alle ormesegnate dall’ illustre professore,furono i mezzi, che valsero aspargere nella mente degli alunniaffidati al collegio de’ Gesuiti inBologna i fecondi germi dellascienza matematica, che non è ra-do dalla giovanile impazienza sirigetti, come inutile e troppo ari-da e faticosa. In tante sollecitudi-ni poi niuna cosa meglio anima-vaio della predilezione, eh’ eglinutria verso la sua patria, l’Ita-lia; poiché, scrive il preaccennatoFabbroni « non aliud prò laboreet prò opera praemium exoplavitRiccatux, nisi ut Itali hac quo-que facilitale exteris nalionibusminime concedere judicarent ».