le parti del maestro. Vennero die-tro a questa altre non poche ope-re di Vincenzo, che tutte si accol-sero con gran favore, e si ricam-biarono degli applausi, di che eranomeritevoli per la novità de’ pen-sieri che portavano in sè, per1’ aggiustatezza de’ ragionamenti,e per la chiarezza e vivacità, conche svolgeva le più intricate edardue questioni. Avrei solo a no-tare in lui, che, a differenza delpadre e de’ fratelli, dettò in latinola massima parte dell’ opere sue,difetto che fu per gran tempo co-mune agli scienziati più illustridell’ Italia nostra, e le tolse cosìun patrimonio più ricco nella lin-gua, per cui non avrebbe a te-mere il confronto di qualunquealtra la più scientifica di Europa;quantunque, a correggere le po-co esatte espressioni, non lo te-ma tuttavia, e più ancora ne u-scirebbe vittoriosa, ove con filoso-fica avvedutezza si dispogliasseroi molti chiarissimi, che italiana-mente trattarono d’arti e di scien-ze ; e il loro generoso tributoporterebbero pure Iacopo, Gior-dano, Francesco Riccati ed ancoVincenzo nelle poche cose chenella materna lingua scriveva. Piùperò che ad accusa dello scrittore,le mie parole si volgerebbero arimproverare, se dopo i fatti a-vesse luogo il rimprovero, le abi-tudini della Compagnia a cui ap-partenne, e che, com’altre e mol-te e dotte di Regolari, in latinovolle dettate voluminose opereed importantissime. Tra’ parti piùVoi. IX.
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distinti, che il p. Riccati diede allaluce si annoverano le sue Insli-tuzioni analitiche , il Commenta-rio delle serie, che ricevono unasomma generale algebraica od es-ponenziale , e i due volumi degliOpuscoli appartenenti alle cosefisiche e matematiche. Nelle Istitu-zioni analitiche il lavoro si divisetra il Riccati ed il p. GirolamoSaladini, monaco celestino, suo di«scepolo, ed in esse venne raccoltocon soda critica e con opportuniesempi e riflessioni tutto che glianalitici più celebri aveano fino aquel tempo ritrovalo, per cui scri-ve il Fabbroni che : Summis istudopus plausibus exceplum fuit ,quo nullum sane exlabat locu-plelius et ad analyseos, sive fini-tae, ut ajuntj sive injinitesimalisaditus patefaciendos magis ido-neurn. Il Riccati segnò il metodoalla composizione dell’ opera e ri-servossi lo schiarimento delle que-stioni più difficili ed oscure, men-tre il resto fu disposto e spiegatodal Saladini. Forse altri maestriverso i proprii discepoli non sa-rebbero stati generosi al par diVincenzo verso del suo predilettoGirolamo, nè lo fu certamente ilFacciola ti col suo devotissimo edoperosissimo Forcellini. L’ alti*’ o-pera algebrica del Riccati ottennecomunemente il nome di aurea, edi essa Gabriele Manfredi feceil più magnifico elogio, come fe-conda di nuovi ingegnesissimi ri-trovati. Gli valsero però la mag-gior fama i due volumi, eh’ eidiede in luce in Bologna col tito-3 9