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[Volume Nono e volume decimo.]
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deva..* « Non posso negare, che» l’abbandono di tanti miei pa-» droni ed amici, di cui conservo» memoria, e di lei in particola-» re, signor abate, non mi sia stata» e non mi sia tuttora sensibile.» Il lungo domicilio in codesta» città, dove ho passata la mas-» sima parte della mia vita, mi» obbligava a riguardarla quasi» come mia patria, per cui pro-» testo, eh’ avea grandissimo im-» pegno, mi premea del suo ono-» re e del suo decoro, e per quan-» to il permettevano le mie forze,» mi studiava di cooperarvi. Non» manco di farlo anche in Ionta-» nanza, e ad istanza del signor» Canterzani ho apparecchiati al-» cuni pezzi da inserirsi nel se-» guente tomo dell’Accademia, i» quali, riveduti che saranno da» mio fratello, spedirò in Bolo-» gna. Queste sono dolci memo-» rie, le quali quando mi si pre-» sentano, mi contristano assai, e» non trovo alLro rimedio, che dis-» trarmi e rivolgere ad altri og-» getti la mente. Non so se il ri-» tornare costì fosse per darmi» consolazione, o per accrescere» la mia contaminazione. Venen-» do al punto principale della sua» lettera, dopo questo preambolo,» le farò varie considerazioni, dal-» le quali comprenderà ciò che» prudentemente abbia a fare. Ella» m’esorta a venir ad occupare» una cattedra in codesta univer-» sità. 3Ia ella vede meglio di me,» che un forestiere non può pen-» sare a stabilirsi in Bologna co’

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» piccioli appanaggi, che a’ profes-» sori si danno. Sarebbe un ec-» cesso, quando mi fosse destinato» 1’ appanaggio di settecento o» ottocento lire : e come si può» metter casa, e fare un tratta-li mento conveniente alla mia eon-» dizione ?.. Io non nego di non» essere d’ aggravio alla mia fa-» miglia ; ma lo sarei notabilmen-» te di più, se mi dovessi mante-» nere in un paese lontano. Av-» verta, che quello eh’ io faceva» servendo una religione, di cui» era membro, non m’è più per-» messo di farlo ora che sono in» altro stato, nè i miei fratelli» me lo permetterebbero. Bisogna» ancora avvertire, che la mia età» è avanzata, ed i miei occhi mol-» tissimo difettosi, onde ho biso-» gno di essere servito, e d’ aver» persone, che con attenzione si» prendan cura di me. Qui io sto» bene e lontano dagli oggetti, che» potrebbero destare ed accresce-» re in me la turbazione. La mat-» tina me la passo facendo un» poco di bene e studiando : il» dopo pranzo è cortissimo ed in» esso spedisco l’officio pel dì se-» guente : la sera me la passo in» buona compagnia. Non insegno» gran fatto e studio unicamente» per me : ma non mi ritirerò di» farlo, se alcuno volesse appli-» carsi agli studii geometrici. E» vero che le scrissi, che se fossi» stato invitato a Firenze, ci avrei» pensato, e con ciò volea dire» che se non mi fosse stato offer-» to partito, onde potermi senza