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[Volume Nono e volume decimo.]
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» aggravio della famiglia mante-» nere con comodo e con decoro,» non 1’ avrei sicuramente accet-» tato. Lo stesso dico anco nel» caso presente. Per altro io re-» sto con infinite obbligazioni per» l’amore e l’impegno, con cui mi» riguarda, e ne conserverò inde-» lebil memoria ». Anche il Fab-broni scrive di aver operato assaicon Leopoldo granduca di Tosca-na, perchè il Riccati, il Boscovich,il Benvenuti ed il Pucinelli, ge-suiti nelle scienze matematiche,astronomiche e metafisiche cele-bratissimi , sortissero un posto o-norevole nell’accademia di Pisa, esoggiugne : maxima in spe fuiperducendi ad exitum quod pro-posueram, sed eam postea variicasus fefellerunt. Frattanto il Ric-cati logoro , più che dagli anni,dagli studii e dal profondo ram-marico, che fitto gli rimase nell’a-nimo dopo il fatale discioglimentodell’ ordine suo , appressatasi alproprio fine, cui stette aspettandocon quella ilarità, ch’è propria diun uomo, che vide sempre man-chevole la scienza di quaggiù, chemisurò nei giorni felici e negli av-versi il valore della vita, e algrand’istante apparecchiossi. Morìinfatti placidamente, come visse ,nel Signore il 17 gennaio del1778 in Treviso fra le braccia a-morevoli de’suoi fratelli. Diffonde-vasi per l’Europa la nuova dellasua morte, e Berlino, Parigi, Lon-dra tributavano il dovuto elogio aVincenzo, dicendo : « ch’era man-» cato tale, che nell’algebra e nel-

» la meccanica non avea alcun al.» tro superiore in Europa ». An-che il Boscovich, intesa l’acerbadisavventura, il 12 aprile del 1775scrivea da Parigi: « Quest’è una» perdita per l’Italia, perchè sen-» za controversia era egli il pri-» mo matematico di essa, nè io» presentemente conosco alcuno,» che se gli accosti ». Non è peròche per encomiare Vincenzo, si di-mentichi il fratello Giordano, chegareggiava con lui e in molteparti lo superava pur anco. Ri-marrebbe a discorrere delle moralivirtù, che adornavano la cara ani-ma di Vincenzo ; ma rimetto benvolentieri, chi desiderasse cono-scerle a fondo, alla lettera che ilconte ab. Roberti su tale argo-mento scrisse al nob. sig. conteGiordano Riccati , ed ha luogonel tomo terzo delle opere delRoberti stampate in Bassano il1789. Qui ne basti avvertire, ch’e-ra assai dilicata la sua coscienza,aurea la sua ingenuità, religiosainsieme e gentile la sua conver-sazione ; « ch’era, onde conchiu-» dere con le parole dell’ab. Zen-» drini, dolce, piacevole, modesto;» che la grande penetrazione sua» nelle cose matematiche facea te-» nero contrasto colla sua inno-» cenza nelle mondane, come la» pietà , il fervor d’ orazione , e» 1’ inespugnabile sua fede sono» bello, ma non unico esempio da» opporsi a’calunniatori de’mate-» matici ».

Oltre a quello che del p. Vin-