l’algebra a quelli della geometriarivolgeasi, per cui gli fu dato dicogliere in fallo i matematici piùdistinti. « L’unione, scriveva egli» al Malfalli , dell’ analisi e della» sintesi dà quel nitore alla solu-» zione di un problema, che invano» si cerca nelle opere dei geometri» puramente calcolatori. Si scopre» molte volte col mezzo della co-» struzione geometrica 1’ assurdo» in una forinola, che la sola ana-» lisi non lasciava apparire. Nel-» 1’ ultimo de’ miei schediasmi ho» condotta ad un fisico assurdo la» formola, colla quale 1’ Eulero de-li termina la velocità del suono ».i\on è meraviglia adunque se uo-mini sommi, quali l’Eulero, il Fri-sio, 1’ Alembert, il Pessuti, l’Er-manno, il Saladini, il Valloni, ilBoscovieh, il Grandis, il Caldani, ilRollio, il Calandrelli, si sommettes-sero di buon animo al giudicio delRiccati, gli si desser per vinti, odanco, nel rispondere alle modestis-sime sue critiche, la profonda dot-trina ne celebrassero. Non è mera-viglia, se i più distinti matematicistranieri lui consultassero, se i piùcelebri professori delle universitàitaliane lui facessero scopo de’ pro-prii eneomii, a lui ricorressero perP esame de’ proprii scritti, e nellastampa a lui gli intitolassero. Non èmeraviglia, se le più dotte accade-mie straniere, come quelle di Pari-gi e Pietroburgo, anelassero di a-vernelo a socio, dal cui onore peròsottraevasì la modestia di Giorda-no ; e indirettamente lo si rilevadalla lettera, ch’egli diresse all’ ac-
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cademia di Padova, ricevuto ch’eb-be il diploma di socio onorariocorrispondente. « Io ho sempre,» scrìv* egli , ricusato ogn’ altra» aggregazione ; questa però, che» spontanea mi viene da un’ acca-» demia nazionale e da membri» che tutti conosco, stimo ed amo,» l’accetto ». Sentimento generoso,che nel petto de’ sapienti italianidovrebbe diffondersi, acciò appren-dessero a stimare, più che la stra-niera, la gloria de’ proprii conna-zionali, e provvedere ad essa intutte guise, e pensare che la piantadev’essere piu rigogliosa e fecondanel terreno natio, che sotto un cielonon suo. Quindi è che alle più ce-lebri società italiane ei faceva partedei frutti del proprio ingegno, el’Enciclopedica eretta in Siena loannovera tra’primi suoi fondatori,e due opuscoli di Giordano dà inluce nel suo prodromo. L’Italianaeretta in Verona lo ascrisse fra’primi, e il cav. Lorgna, suo istitu-tore e preside, gliene dava partenel seguente modo. « S’immagini» con qual cuore assumo io l’inca-» rico di presentarle la patente» della società nostra, io che da» tanti anni stimo e venero i suoi» talenti e le auree qualità del cuo-» re ». E bene a tale invito corri-spondeva il Riccati, mentre nei po-chi anni che visse dappoi, di seidissertazioni ne arricchiva gli atti ;e ventitré se ne stampavano dallaletteraria di Modena presieduta dalchiarissimo ab. Girolamo Tirabo-schi. Nè andarono prive de’ cele-bratissimi lavori di lui le Raccolte