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[Volume Nono e volume decimo.]
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vuoi tu dai presenti medici dicondotta ? Da Pavia passano im-mantinenti a esercitar l’ arte inqualche rimoto villaggio , doveabbandonati a se stessi, povera-mente pagali , tenuti giorno enotte in continuo movimento dapersone indiscrete, senza speran-za di pensione, sempre in dub-bio della loro sorte, perchè rie-leggibili ogni terzo anno, avvi-liscono sè e l’arte. Ma speriamobene. Le condotte mediche non vierano, e ora le abbiamo. Il dis-ordine, che le accompagna, verràquando che sia levalo.

L’anno 1793 accettò la condot-ta di medico in Tremezzina. Quividivise il tempo tra le scienze e lacoltura delle lettere, alle quali ve-ramente più che alle prime aveval’animo da natura disposto. Co-nobbe il Parini nelle ospitali casedella duchessa Serbellflni a Bella-gio, e piacque all’austero vecchio.Era il Parini nel colmo della glo-ria , e nullostante voleva a sè vi-cino il Mocchetti, giovane e afama ignoto , passeggiava i giar-dini appoggiando a lui l’infermofianco, e gli pasceva l’intellettodi alte e generose dottrine. Nellesere deir autunno il Mocchetti at-traversava il lago per salire alpromontorio di Bellagio, e unanotte, rabbruscatosi d’improvvisoil tempo, corse pericolo di naufra-gio. Al vivo ne fu addolorato ilPorini. Do già deposta la cetra,gli disse, ma questa volta avreisfogato il mio dolore cantando.Le quali parole ricorrevano spes-

so sulle labbra al Mocchetti, edavendogli io soggiunto : Avrebbecosì ottenuto la celebrità di Eroe Leandro — Si, ripigliò pron-tamente, e per più nobile motivo.

Le poesie, che compose in que-sto bollore di gioventù, andaronosmarrite e perdute. Ci rimane peraltro una lettera, con che indirizzòal Parini la versione dell’ ode Alpopolo di M. Thomas, e vi affer-ma, che da quel punto, in cui ilParini riconfortò di un sorriso lagiacente sua musa, sentì dentrodi sè :

E valor uopo e nova mente e novaFirtk divina . . .

Noi dobbiamo credere, che il Pa-rini lo riguardasse con troppod’ indulgenza. Le odi filosoficheper nozze, che il Mocchetti diedealle stampe in Milano nel 1824,quando gli era già canuto il cri-ne, ci rendono testimonianza aquale altezza sarebbe pervenuto,se studii più severi non lo aves-sero slontanato dalla poesia. Eben vero, che la consuetudine delParini non lo forbì affatto di unpo’ di vena, che pende alla scuolafrugoniana. Di quelle odi mi con-tento riferire il seguente brano,tolto alla seconda, che s’intitolaLa fecondazione dei fiori.

Qua dove folte ombreggianoAntiche piante la pendice aprica',

Le gravi antere elasticheDella pungente orticaVibrati di polve un nembo,Fecondatore delJèmmineo grembo.