tre volumi (1), che rese alle stampe,soddisfece egregiamente alla primaparte, e in essi è grande l’esattezzadelle osservazioni e la critica.Quanto alla seconda parte, nongiunge sì alto il suo merito. Ade-rendo ai metodi dell’ antichità, nonsa discostarsi dalla strada tracciatadall” Aldovrandi. Non adotta il lin-guaggio della scuola di Linneo, nèquell’andamento analitico; trascuratalvolta gli animali non notabili persingolarità di forme e di abitudini,nò sempre a quelle particolarità di-scende, che distinguono gl’ indivi-dui nella stessa specie. Gravi sonole omissioni nel discorso dell’ orni-tologia, più gravi dove tratta del-ti) Il primo volume ha per titolo: 1quadrupedi di Sardegna. Sassari pel Piat-toli nel 1774, in 8- Il secondo e il terzo,nei quali si comprende l’ornitologia, l’it-tiologia e la descrizione degli anfibii del-l’isola, uscirono dagli stessi torchi nel1776 e nel 1777. L’opera è adorna d’in-cisioni in rame. Si legge negli annali del-la tipografia sarda, che a gloria del Piatto-li basta il citare la nitida e accurata edi-zione della storia naturale del Celti. Unquarto volume su 1’ entomologia non fupubblicato per la morte dell’autore (1778)e non è ancora a mia notizia, che sia avve-nuto del nis. Ai tre volumi è aggiunta unabreve descrizione della Sardegna, e un’ap-pendice alla storia naturale dei quadrupe-di, in cui ha difese e giustificazioni. IlGetti, oltre la propria lingua e la latina,era dotto nel francese, nello spagnuolo enell’inglese.
La prima biografia del Cetti fu pubbli-cala in Roma nel iSiG (Bibliothecae Scri-ptorum Soc. Jesu supplementum alterum.Romae, j8iG, in 4, pag. 27, auctore Ray-mundo D. Caballcro).
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P ittiologia. Ma questi difetti sonodifetti del tempo, in cui scrisse ilCetti, e molto più delle circostanze,in cui si trovava. La Sardegna nongli offeriva aiuto di biblioteche pub-bliche 0 private, non musei di sto-ria naturale, nè compagnia di uo-mini dotti, e il suo era uno studiarsolitario. Era distratto dalla scuola,entrava pel primo in un arringo daaltri non precorso mai, aveva vec-chi errori da combattere, e vivevain tal paese, che il viaggiarvi nel-P estate e nell’ autunno è avventu-rarsi alla morte. Que’ difetti sonopoche macchie in bellissimo corpo.Bisogna leggerlo il buon Cetti perconoscerlo e apprezzarlo. Il baroneManno di Alghèro, nel libro XIVdelle storie di Sardegna, ne ha di-vulgato un pomposo elogio. Alfer-rna che nell’ opera del Cetti « i eu~» riosi trovarono novità di relazio-» ni, i dotti esattezza di osserva-li zioni e giustezza di critica, i lette-li rati venustà e talvolta splendore» di stile ; in essa i Sardi trovarono» sopra il merito di tali doti quello» di un giudizio sempre lontano da» ogni eccesso, per cui tenendosi» egli nella via mezzana, non esa^» geratore, non bagattelliero, me-li ritò giustamente, che dagli sent-ii tori delle cose naturali si ram-» menti sempre il suo nome con» lode e la sua autorità con cond-ii denza ». E il eh. sig. Genè, diret-tore del Museo di storia naturalea Torino, e che nella primavera del4838 per comando e a spese del Reimprese il quarto viaggio di Sar-degna a far raccolta per la storia
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