336
naturale, mi scrive : « L’ opera delCetti merita lode; nè solamente lo-de, ma ammirazione ». Il cav. dellaMarmora nel descriverci un uccelloproprio della Sardegna, di cantosoave, di voce liquida e forte, lonomina Silvia Ce.tli, ed è quellostesso, che il Cetti chiama usignolodi fiume, e di cui aveva detto : nonv’è nome per questo uccello nell’i-dioma sardo. Chi piglia in mano ilibri del Cetti s’interessa nella let-tura, e si duole che la vita tantonon gli bastasse da dettare un mag-gior numero di volumi. Lo stile èpieno di graziosa ed efficace pro-prietà, e non vediamo tra gl’ ita-liani scienziati chi per la viva pit-tura delle cose possa superarlo. So-vente l’illusione è così forte, che illettore crede di udire con lui losvariatissimo canto della calandra,o essere con lui presente alla pescadel tonno, alla corsa del cavalloselvaggio dell’isola S. Antioco, allacaccia del muflone, ai voli del feni-cottero.
Nel primo volume è un passo, chericorda singolarissimo uso di qual-che terra di Sardegna nel fare ilpane, e che qui trascriviamo persaggio del suo stile. « Che in Sar-degna, dice egli, si mangi pan dighiande è arrivato nuovo a moltiin Sardegna medesima ... Non hoperò io affermato cosa incerta, etanto è vero quanto io dissi, chesono a portata di nominare ad unoad uno i villaggi, ove sì fatto panesi costuma ; e ne so la ricetta, ed iomedesimo 1’ ho veduto coi miei oc-chi, e trattato colle proprie mani.
Appello adunque in testimonio Bau-ney ... Tutti questi villaggi ( sonododici) attestino, se fra loro si co-stumi tuttavia il pan della selva diDodona, o no. Ed ecco medesima-mente con qual processo esso pansi allestisce. Primieramente laghianda si monda diligentemente,indi essa si fa bollire in acquaschietta, infin che s’ammolli; am-mollita che sia la ghianda, si gettafuori l’acqua della prima bollitura,e la ghianda si fa ribollire in un’ac-qua , in cui anticipatamente siastata stemperata terra rossa. So-pra questa seconda bollitura siversa lisciva, fatta con legno di ser-mento o di leccio, e la ghiandastracotta si precipita al fondo dellacaldaia. Allora si passa a farne pa-ne ... La sola sposizione dei com-ponenti spaventa, ma molto piùspaventa la vista del pane, che ènero quanto un carbone. Nondime-no esso si usa, ed è per una buonaparte dell’ anno il rigoroso panequotidiano dei villaggi nominati.Sembra però che un si bel monu-mento de’tempi primitivi corra pe-ricolo di abolirsi. Odo che quei for-ti stomachi principiano a lodartroppo il frumento ; e a misura chene abbondano, rinunciano allaghianda. Bauney solo rimane piùcostante, e poco ancora si è smos-so dal suo costume ; ed è veramen-te Bauney un popolo de’ più singo-lari al mondo, un vero pezzo dimondo antico. La sua elevata col-locazione nel pendìo di Monte San-to sembra averlo conservato intat-to nello stato suo primigenio. Ivi