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pensategli per vero dalla stima diNapoleone, che Io elesse consiglieredi Stato; onde gli fu forza restituirsia Milano. — Ma questa elezione me-desima gli apportò maggiori disgu-sti; conciossiachè avendo il veroneseCeroni, capitano dell’esercito ita-liano, pubblicato gli Sciolti di Ti-mone Cimbro , a Cicognara, senzache questi annuisse alla dedica (neiquali spiravano sensi contrari allaoccupazione francese), furono rino-vate contro al Cicognara le accusedi appartenere alla setta degli Uni-tari italiani, e i suoi nemici si ado-perarono con tanto calore controdi lui, fino a finger lettere diverseda quelle che egli aveva scritte alCeroni, le quali suscitando le iredi Bonaparte, operarono che rin-chiuso egli venisse nel castello di Mi-lano, e poscia fosse esigliato. Par-tiva egli allora per Toscana, e venivacolà accolto dall’amico, il marcheseTossoni, con ogni dimostrazione dibenevolenza. - A Firenze si diè nuo-vamente a studiare nelle bibliotechee massime ne’ gabinetti, e a dipin-gere vedute seguendo i consigli delcelebre paesista Hackert, e posciapassato ai bagni di Lucca si com-piacque dipingere le più deliziosevedute di quei luoghi, e sulle col-line di Pisa ed altrove, lasciandoper tutto saggi non dubbi di valorenelle arti. Egli si era aperto piùvolte, che mai non sarebbe tornatoa Milano senza ricevere piena sod-disfazione dei torti patiti; e questafinalmente otteneva nel 4804, con-seguendo l’antico grado, gli arre-trati della pension sua, e un incari-
co di molta importanza.—A Milanofu accolto quasi in trionfo, e quindispedito a Bologna, ivi ordinava uncorpo di ottomila volontari, impresache compieva col massimo onore.Quando poi Napoleone scendeva inItalia nel 1805 per assumere la fer-rea corona in Milano, incontrava aPavia Cicognara e a lui benignovolgendosi stringeva la mano dicen-dogli : — Oh Cicognara, noi fum-mo ingannati, ma abbiamo poi fattala pace. — Cicognara apprezzò quel-la nobile e franca riparazione, mada quel momento in poi unico suopensiero fu quello di ritirarsi asso-lutamente dagli affari di stato. - Unagrande sventura gliene porse ca-gione; la morte del padre e pocopoi quella della moglie, la qualepregò morendo che alcuno retri-buisse il marito di quelle cure cheegli aveva a lei tributateci qual votofu, come diremo, compiuto. Il corpodella Cislago ebbe tomba e monu-mento nella villetta di Bergamino,possessione della famiglia Cicogna-ra, e Leopoldo, quasi a distrazionedel suo dolore, recatosi a Roma, ri-pigliò il pennello, ritrasse Canova elo zio Gaddi; ampliò la sua già ric-ca biblioteca, e la collezione de’bronzi e de’ marmi e delle miniatu-re. — Poi rivide Napoli e gli Abruz-zi, e più saldamente si strinse a Ca-nova: la qual circostanza di quelviaggio, era la cosa che più gli tor-nasse dolce alla memoria fin ne-gli ultimi suoi anni. In questo mez-zo attendeva con ogni sollecitu-dine a svincolarsi per intero daiconsiglio di Stato, del quale facea