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gliUnitari,anziad una coalizzazionedestinata a togliere a’ Francesi 1’ 1-talia, mentre Bonaparte era passatoin Egitto; ond’egli chiese ed otten-ne la propria dimissione, allegandoche la corte alla quale era stato spe-dito avea cessato di esistere.
Allora risitò per diletto Parigi, laFrancia e la Germania, frequen-tando i gabinetti ed i musei, e rac-cogliendo gran messe di artistichecognizioni. Ma, sentite le rotte de’Francesi in Germania ed in Italia,abbandonò tutte le preziosità acqui-state e si rese precipitosamente aMilano ; dove non trovandosi ab-bastanza sicuro, ne tolse la fami-glia ed a Genova la condusse. Poirimandata a Milano la moglie edil figlio, che avuto ne aveva, fu co-stretto dopo alcuni mesi ritornar-sene a Parigi, laddove si erano ri-fugiati molti ragguardevoli italianicome il conte Testi, il conte Calep-pio, Andrea Vacca, Lampredi, Mo-rosi , Castinelli, Dandolo, Brei-siac, ed altri parecchi; con molti deiquali il Cicognara era congiunto diamicizia e con altri la veniva allo-ra stringendo. - Frattanto le inter-rotte comunicazioni coll’Italia glifacevano sentire il peso del bisogno,e quantunque ai rifugiati italiani siaccordasse una pensione convenienteal loro grado, non pertanto egli sde-gnò profittare dei soccorsi di ungoverno, che pur dianzi lo aveacacciato di Parigi, in premio deiservizii che egli gli avea resi, e de’quali non avea benché menomamen-te profittato : ma datosi ad incidere,come allora coslumavasi,sulla fogliaVol, X,
d ! oro, applicata ai cristalli, ne tras-se conveniente sostentamento persé, e modi a soccorrere gli amici, omeno ingegnosi o meno industri dilui. Quando poi Bonaparte sali alconsolato, e seppe da Dandolo cheCicognara era a Parigi, amò veder-lo, e volle a forza che gli chiedessealcuna grazia: ma Cicognara sde-gnando pur sempre di chiedere persé, domandò fosse rivocato il decretoche espelleva da Parigi i rifuggitiToscani, e Napoleone fattolo salirenella propria carrozza, con Duroc lospedì a Foceclie ad intimargli la ri-vocazione di quell’editto. - Poco do-po parti spontaneamente per l’Italia,e giunse a Milano, il primo de’fuor-usciti italiani, e dopo infiniti peri-coli, salvo quasi per miracolo, madopo essere stato derubato e spo-gliato di ogni suo acquisto ed avere.Il governo provvisorio, instituito do-po la battaglia di Marengo, invanotentò di fargli accettare missioni di-plomatiche a Genova ed in Svizze-ra, perch’ egli sdegnato colla poli-tica, come dice Pellico, se ne volleassolutamente cavare; ed in quellavece condusse a Ferrara la propriafamiglia. Ma fu appunto in patriache avendo evitato Scilla cadde nel-le fauci di Cariddi, perchè il muni-cipio di Ferrara T anno 4801 lo e-lesse insieme al marchese don CarloBentivogliodi Arragona e a France-sco Raspi suo deputato al congressodi Lione. Cicognara e Bentivoglioaccettavano, e furono de’ dodici op-positori alla presidenza di Napoleo-ne, sulla Cisalpina, e perciò ebbe asostenere non poche amarezze com-6