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[Volume Nono e volume decimo.]
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Cicognara non fu mai tanto cieco danegare l’influenza bisantina sullearti Italiane nel medio evo, e senell’articolo di Nicola Pisano chia-mò le arti nostre indigene, egli inte-se considerarle in tutta quanta l’am-piezza dall’ origine loro fino a’ no-stri tempi, non in quell’ età nellaquale, depresse non ispente, furonopiuttosto dal greco esempio che dallegreche dottrine risuscitate; il qualpensiero noi abbiamo largamenteesposto nella Storia della venetapittura. - Cicognara si protesta nellaprefazione dell’opera sua di nonisconoscere e non citare nè per dis-prezzo nè per ignoranza, que’tantimonumenti, de’ quali a buon dirit-to può vantarsi la Francia ne’tem-pi oscuri fino a Claux de Yonzonne(de’ quali accenna i più singolari),ma di non farne caso, perchè cer-tamente l’onore di quell’ età nonbastò allo splendore delle produ-zioni del XIV e del XV secolo. An-zi Cicognara, e i giudici italianidell’opera sua furono si giusti col-la Francia, che Pietro Giordani ren-dendo primo nella Biblioteca Italia-na, conto della Storia della scultu-ra, asserì che l’autore si era ri-stretto a quella sola parte, perchèsola nelle arti poteva dirsi nostra,dacché in fatto di pittura la Fran-cia e le altre nazioni aveano monu-menti, che l’italiano poteva ammi-rare, e perchè non vi ha una scuo-la francese di scultura come ve neha di pittura : e Cicognara conve-niva in quella sentenza. A questopoi ch’egli fosse ingiusto agli stra-nieri e parziale de’ suoi, CicognaraYw.. X.

risponde non essere sua colpa seavendo gittato lo sguardo sulle pro-duzioni delle altre parti d’Europa,dopo il risorgimento dell’arte, ve-desse primeggiare talmente le ita-liane, che non rimaneva a quellese non una luce secondaria; manel medesimo tempo protesta chei confronti che risultano dalle po-che opere straniere che credè didover prendere ad esame, benlungi dall’ essere destinati a dar ri-salto alla gloria d’Italia colla de-pressione di quelle, non furono dalui instituiti, che per dividere le pal-me fin dove il consentiva l’impar-zialità della storia, dacché l’Italianon ha bisogno di confronti pervedersi assicurata una gloria, cheornai sarebbe follia il disputarle.Certo 1’ amor patrio non parlò maipiù filosoficamente, considerata ladignità di scrittore ; mai più giu-stamente, considerato l’argomentodi che si tratta ; mai più modesta-mente, considerato l’uomo che di-scorre , e la patria della qualescrive.

Alcuni distinti esemplari dellaStoria furono presentati ai monar-chi d’Europa. I restaurati Borboni,i re di Svezia, Prussia, Danimarcaed Inghilterra, e con essi le più il-lustri accademie, e la maggior par-te delle Italiane rimeritavano l’au-tore di dignità, di doni e di onoriche pochi potranno vantarne al-trettanti.

Frattanto Leopoldo coglie va ognioccasione di procacciar nuovi bene-ficii alla sua patria.

Quando ranno 1845 I’imperator