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[Volume Nono e volume decimo.]
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quali apparve singolarmente la gran-dezza del suo animo, la sua pruden-za, la sua sagaeità. Egli imaginò cheall’uomo, il quale avea onorato delsuo ingegno divino, non una sòianazione, non la sola Italia, ma tuttala culta Europa, anzi l’universo u-mano intelletto, sarebbesi l’Europatenuto ad onore di contribuire ad eri-gergli un monumento. Egli stesequindi all’Europa la mano,el’Europanon fu punto men generosa di Cieo-gnara, e coronò la sua confidenza e lesue speranze. Ma per togliere ognidisastrosa ed inopportuna gara fragli artisti, fece accettare il pen-siero di erigere a Canova quel mo-numento che il sommo scultore a-vea ideato per il sommo pittore e suoconcittadino Tiziano. — Commoventiparole di Cicognara inauguravanoquel monumento, e coronavano lanobilissima sua impresa. Così quan-do i posteri racconteranno qualchememorabile esempio di amicizia, ri-corderanno degl’ Italiani Canova eCicognara, de’ quali nessuno fu chionorasse meglio questa virtù divinacoll’altezza deH’intelletto e del cuo-re. colla caldezza degli affetti, e conlo splendore di ricordevoli testimo-nianze in vita ed in morte.

Dopo la morte di Canova Cico-gnara condusse undici anni di unavita sempre amareggiata dalle sof-ferenze della persona, sostenuta dal-l’altezza e dal vigore del suo cuore,e consolata da’prediletti suoi studi!,e dalla gratitudine e dall’amore di tut-ta Venezia, dall’ammirazione e dallastima di tutta Italia ed Europa. Nonmai pretermise le cure dell’Accade-

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mia sin all’anno 4826, nel quale percagione, eh’ è bello il tacere, do-mandava ed otteneva la di lui dimis-sione. — D’allora in poi viaggiò perItalia, scrisse e pubblicò parecchiscritti, fra cui cinque illustrazionidell’ opera, Quaranta quadri dellaveneta scuola, cui per morte lasciòa chi scrive la cura di compiere;una dissertazione sulle carte da gio-co, un’ altra sui nielli de’ quali a-vea formata una preziosissima col-lezione; come pure fatta ne avea unadi stampe antiche, delle quali medi-tava un’ opera grande e laboriosa,e che riuscita sarebbe certamentecome ogni cosa sua di molta utilità.

Illustrò pure l’antica calcografia,opera che gli ottenne da’ reali diSardegna, munificentissimi semprenel proteggere le arti italiane, il ca-valierato de’SS. Maurizio e Lazza-ro. Ma per tacere di molte altre sueopere minori, faremo ultimamentemenzione degli edifici di Venezia il-lustrati con appositi disegni in unamagnifica edizione, che però com-pieva fino dal 4820; e qui solone facciam ricordanza, perchè negliestremi momenti avea in animo dipubblicarne una seconda edizione,alienando le tavole.

E di fatto questo suo voto ebbeeffetto poco dopo la di lui morte,e il tipografo Giuseppe Antonelli leacquistava ed il chiarissimo cavalierAntonio Diedo in unione di chi scrivequesdeenni ampliaval’operaela cor-reggeva. Rotto finalmente da tantefatiche, e assalito da violenta feb-bre, andava a ricongiungersi a’suoicari la mattina del 5 marzo 4834