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[Volume Nono e volume decimo.]
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maraviglioso progredimento filo-sofia, teologia e ragione canoni-ca, e fu tale il plauso che otten-ne, che uscito appena dal clie-ricato, difese pubblicamente nellastessa chiesa di S. Giorgio, tesiteologiche, e quindi fu eletto adinsegnare teologia morale nel me-desimo monastero. Ma siccome ilGradenigo si era fatto costume dimeditare, per poi giudicare piùpresto secondo ragione, che pun-tellando il proprio giudizio alleopinioni altrui, avvenne che in unasua lezione, sebbene sempre con-corde alla dottrina di S. Tommaso,nondimeno offendesse il sistema delprelato del monastero che ne fecegrande schiamazzo - , laonde dismi-se quell’insegnamento. Quantunqueei non lasciasse trasparire il me-nomo dolore per la ingiustizia ri-cevuta, non pertanto gli amici, chemolti ne aveva, e che valutavanogiustamente le doti della mente edel cuore da lui possedute, nel 4749gli procurarono la cattedra di fi-losofia nel Jlonastero Polironianodi Mantova. Per due anni conti-nui sostenne con onore e laudequesta cattedra, e doveva per di-ritto passare a quella di filosofia,se non che il Procuratore gene-rale della Congregazione avendolagià ordinata per altro monaco, epure spiacendogli che il Gradeni-go abbandonasse quella casa, a suosolo riguardo creò la cattedra diragione canonica, che prima nonvi era.

Giannagostino con prontezza esolerzia intraprese il novello inse-

gnamento, ma siccome facili e dipeso leggerissimo gli riuscivanole lezioni di questa disciplina, cheper altri sarebbero state di graveentità, nuovi incarichi volontaria-mente sostenne. Mosso da quell’a-more che aveva per le disquisizio-ni critiche intorno i rottami delleantichità, madri sicure della sto-ria, prese sopra sè la custodia del-la Biblioteca e la regolaziovie del-T Archivio. Udì pazientemente leconfessioni nella chiesa. Istruì icommessi; soprantese alla inferme-ria; ed in quest’ultimo ministero,dimostrando palesemente la pietàdell’ animo, ed esponendosi senzariguardo di sorta, contrasse gra-vissima malattia che il condussein sull’orlo del sepolcro.

Riavutosi non per tanto, tornòcol medesimo ardore alle primiereoccupazioni, e seppe acquistarsisempre maggiormente la estima-zione e 1’ affetto, non solo de’ suoiconfratelli, ma generalmente de’principali cittadini di Mantova, fra’quali vuoisi ricordare in ìspezieltàil conte Cristiani, dotto e celebreministro della Maestà di Maria Te-resa Imperatrice.

La cattedra, la Biblioteca, gliamici ed i suoi diletti e tranquillistudii, gli avevano fatto caro il sog-giorno di Mantova, nè gli sareb-be venuto nell’ animo di mutarlomai, ove non fosse stata tale unaragione di affetto a cui non ebbeforza per resistere.

Nel 4756 l’abate don GiorgioTieni, già suo maestro in filoso-fia, con moke istanze il pregò che